CRONACA
Al processo in corso a Roma per il femminicidio della studentessa ternana Ilaria Sula ieri - giovedì 29 gennaio - è stata la volta delle 4 coinquiline della ragazza.
In aula sono state sentite come testimoni e hanno raccontato gli ultimi giorni di vita della 22enne e di quel rapporto malato con il fidanzato, Mark Antony Samson, ora alla sbarra per omicidio aggravato.
È emerso che la relazione tra i due non era conclusa, ma procedeva tra alti e bassi tanto che Ilaria voleva restituirgli l'anello di fidanzamento.
Lui era spesso a casa della studentessa che abitava a Roma per seguire l'università. Conosceva la password del suo PC e, una volta, si era nascosto nell'abitazione della fidanzata come se volesse spiarla.
Ilaria gli aveva chiesto a più riprese un chiarimento sul loro rapporto, ma il giovane aveva sempre accampato delle scuse per evitarlo. Fino all'ultimo giorno di vita della ragazza quando le disse di venire a casa sua, cosa che invece non accadeva mai.
Lei avrebbe preferito discuterne nella sua abitazione, ma alla fine si spostò a casa del ragazzo dove poi fu uccisa senza pietà.
Dalle parole delle coinquiline, come osserva l'avvocato Giuseppe Sforza, legale della famiglia Sula, sono emersi i comportamenti sospetti e contraddittori dell'imputato che ora, con il senno di poi, sembrano dei campanelli d'allarme rimasti inascoltati.
Samson era molto misterioso anche sui suoi risultati scolastici.
La difesa, comunque, continua a spingere sull'aggravante della premeditazione.
In aula, come sempre, i genitori della ragazza che, nonostante lo strazio, continuano a chiedere giustizia. A poca distanza da loro era seduto l'imputato che ha chiesto e ottenuto di uscire dalla gabbia dell'aula bunker per assistere al processo accanto ai suoi avvocati. Un'ulteriore sofferenza per i familiari della vittima.
Il 12 febbraio si svolgerà la prossima udienza durante la quale saranno ascoltati come testimoni alcuni amici di Mark Antony Samson.
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