PERUGIA
Il parcheggio della facoltà di Matematica, dove è stato ucciso Hekuran Cumani (a sinistra). Yassin Amri (a destra)
Si è difeso dalle nuove accuse che la procura di Perugia gli ha mosso nelle ultime settimane minimizzando.
Sono “solo sticker rimasti nella memoria inviati da qualcuno in una chat sei anni fa quando ero ancora minorenne” le immagini pedopornografiche.
Sono “solo foto scattate per gioco con pistole finte e coltelli, alcune fatte anche per un video musicale” quelle trovate nella memoria del telefono in cui imbraccia armi di vario tipo.
Allo stesso modo, quando è andato fuori dal pronto soccorso dell’ospedale di Perugia per minacciare - con tanto di coltello poi ritrovato dagli agenti della squadra mobile della questura - i rivali del suo amico coinvolto in una rissa avvenuta poco prima uscendo da una discoteca avrebbe in realtà voluto solo “fare da paciere”.
È quanto ha dichiarato Yassin Amri, il 19enne in cella con l’accusa di aver ucciso Hekuran Cumani, ieri mattina nel corso dell’interrogatorio di fronte al procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone e alla pm titolare del fascicolo sull’omicidio Cumani, Gemma Miliani. Il giovane, assistito dall’avvocato Vincenzo Bochicchio, si trova nel carcere di Siena e ieri ha risposto alle domande dei magistrati solo per le contestazioni relative alla detenzione di materiale pedopornografico, mentre per le foto con le armi e le minacce di cui si è reso responsabile la sera prima dell’omicidio di Hekuran ha voluto fare dichiarazioni spontanee. Del delitto invece non si sarebbe proprio parlato, l’interrogatorio infatti era fissato infatti per le minacce della sera prima dell’omicidio e per l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico.
Nell’inchiesta principale intanto mancano ancora gli esiti degli accertamenti genetici disposti dalla procura di Perugia sui vestiti della vittima che potrebbero aver trattenuto Dna e cellule epiteliali del suo assassino.
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