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Città di Castello

Nozze esotiche ma era una truffa: nei guai donna tifernate

Condannati i titolari di un’agenzia di Sansepolcro alla quale i promessi sposi si erano rivolti. Risarcimenti alle vittime tra cui pure una coppia di Spoleto

Luca Serafini

21 Gennaio 2026, 08:40

Nozze esotiche ma era una truffa: nei guai donna tifernate

Le coppie sognavano nozze da favola alle Barbados e alle Seychelles, per questo hanno pagato cifre importanti ma i biglietti per l’aereo e il soggiorno non li hanno mai ricevuti. Truffa quella sancita ieri dal giudice monocratico di Arezzo, Giampaolo Mantellassi, che ha condannato i coniugi titolari di una società di Sansepolcro alla quale i promessi sposi si erano rivolti.

Quattro mesi, 20 giorni e 110 euro di multa per lei, 53 anni, nata a Città di Castello (pena sospesa per effetto della condizionale). Sei mesi, 20 giorni e 170 euro di multa per lui, nato ad Arezzo, 71 anni. I due dovranno anche risarcire i truffati: 20 mila euro ad una coppia di Spoleto - stabilisce il verdetto del giudice Mantellassi - e 10 mila euro ad una coppia della provincia di Firenze che è riuscita ad ottenere un parziale ristoro attraverso un fondo che tutela le vittime di disavventure turistiche del genere.

Il caso era scoppiato nel 2023 e nel capo d’imputazione figurava anche una terza coppia di Bellaria che non si è costituita parte civile nel processo. La società del wedding proponeva pacchetti comprensivi di viaggio, soggiorno e cerimonia ambientata in un contesto esotico. Per definire l’affare - è emerso - avvenivano incontri, conversazioni telefoniche, scambio di mail e messaggi whatsapp. La pianificazione del viaggio con matrimonio nei luoghi più belli del pianeta aveva una fase iniziale assolutamente normale. A un certo punto, però, subentravano difficoltà sempre maggiori per rapportarsi con la società turistica. La scoperta conclusiva era che il pacchetto proposto non esisteva. Lo sviluppo del processo di primo grado celebrato ad Arezzo - durante il quale sono state sentite le coppie - ha fatto emergere che nelle condotte dei titolari dell’agenzia, come rilevato dalla procura aretina, non c’è stata buona fede.

I difensori dei due imputati attendono le motivazioni della sentenza, per impugnarla. Secondo gli avvocati Alessandra Cacioli e Cristiano Cazzavacca, quanto avvenuto in realtà non integra il reato penale di truffa, ma si tratta di semplice inadempienza contrattuale, questione di stretta natura civilistica. Secondo le parti civili, gli avvocati Gherardo Pecchioni di Firenze e Fabrizio Gentili di Spoleto, gli “artifizi e raggiri” ci sono stati eccome e i loro assistiti sarebbero stati indotti in errore, consegnando le somme di denaro - migliaia di euro - procurando un ingiusto profitto agli autori dell’inganno.

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