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cronaca

Caso Prospero, chiuse le indagini per la cessione dell'ossicodone: processo in Corte d’Assise il 22 gennaio per l’istigazione al suicidio

Volpe riprova col patteggiamento

Francesca Marruco

10 Gennaio 2026, 08:13

Caso Prospero, chiuse le indagini per la cessione dell'ossicodone: processo in Corte d’Assise il 22 gennaio per l’istigazione al suicidio

A destra l'indagato mentre lascia il tribunale di Perugia (foto Belfiore)

Mentre mancano pochi giorni alla prima udienza dinanzi alla Corte d’Assise che giudicherà Emiliano Volpe per l’accusa di istigazione al suicidio, la procura di Perugia ha fatto recapitare al 18enne di Roma e al coetaneo di Afragola l’avviso di conclusione delle indagini per l’accusa relativa alla cessione ad Andrea Prospero dell’ossicodone e dello xanax che lo studente di Informatica aveva ingerito per togliersi la vita.

Un secondo fascicolo che ben presto prenderà la strada della richiesta di rinvio a giudizio e che potrebbe in qualche modo influire sulle vicende giudiziarie di Emiliano Volpe a cui la gup Simona Di Maria, nello scorso mese di novembre, aveva negato un’istanza patteggiamento a due anni e mezzo avanzata con l’avallo della procura di Perugia.

Dopo quel primo no, arrivato perché la giudice riteneva incongrua la pena proposta, come spiegato in un’ordinanza durissima che aveva emesso al termine dell’udienza, le interlocuzioni tra la procura - titolari del fascicolo il procuratore Raffaele Cantone e il sostituto procuratore Anna Maria Greco - e la difesa di Volpe non si sono interrotte e ci sarebbe stato anche un minimo confronto con la parte civile, con cui verosimilmente potrebbe essere stata intavolata una discussione sul risarcimento.
Secondo quanto emerge, la nuova richiesta di patteggiamento, che verrà avanzata nel corso della prima udienza in programma il 22 gennaio, potrebbe rispondere proprio alle indicazioni fornite dalla gup Di Maria.

Partendo quindi da una pena più alta che potrebbe aggirarsi attorno ai tre anni, la cui sostituzione coi lavori di pubblica utilità verrà valutata dal giudice di Sorveglianza, come aveva specificato Di Maria che aveva valutato negativamente pure le dichiarazioni fatte dal giovane ai domiciliari da marzo dello scorso anno.

“Le spontanee dichiarazioni rese in udienza - aveva scritto nel provvedimento - in cui l’imputato, senza peraltro una espressa assunzione di responsabilità, si è detto dispiaciuto per quanto occorso aggiungendo di essere afflitto per la perdita dell’amico, dichiarazioni che, siccome rese a distanza di ben 10 mesi dai fatti e peraltro all’udienza in cui doveva valutarsi la congruità della sua richiesta e la concedibilità delle attenuanti generiche, sono apparse non sorrette da alcuna autentica resipiscenza, empatia e intento riparatorio soprattutto nei confronti dei familiari della persona offesa”.

Volpe è accusato di “avere rafforzato in Andrea Prospero il proposito, ad esso noto, di togliersi la vita mediante l’assunzione di farmaci contenenti ossicodone e benzodiazepine, portato a compimento contestualmente, interloquendo con il predetto nell’ambito della chat sul canale Telegram”. Quella chat dell’orrore che gli agenti della squadra mobile e i colleghi della postale trovarono nel cellulare dello studente, morto per avere ingerito tutte quelle pasticche di oxycontin e xanax che gli sarebbero state fornite dallo stesso Volpe e da un coetaneo campano. Secondo quanto emerso infatti, il giovane romano, che non ha mai risposto alle domande che gip e pm avrebbero voluto porgli, non collaborando mai in nessun modo col prosieguo delle indagini, aveva incoraggiato Andrea proprio nel momento in cui avrebbe potuto persuaderlo.

Il 24 gennaio alle 12.16 Volpe scriveva a Prospero se era “arrivato l’Oxy”. “Mangia tutte e 7 le pasticche” gli diceva il 18enne. Volpe insisteva, “ce la puoi fare, ammazzati”. Lo studente arrivò addirittura a chiedergli “più incoraggiamento”. “Beviti una bottiglia di vino così muori. Cinque minuti e svieni” gli aveva detto l’odierno imputato.

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