Il caso
Un 24enne a Napoli è stato ricoverato due volte in ospedale
E' Andrea Buzzi, 24enne romano residente a Marino, il grande protagonista, assai simbolico, della tragica follia dei botti di Capodanno 2026: in poche ore, due ricoveri all'ospedale Pellegrini di Napoli per ferite autoinflitte, con un bilancio di tre dita amputate e un occhio a rischio. Partito da Roma con amici per festeggiare "alla grande" nel capoluogo campano, la sua notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio si è trasformata in un incubo da pronto soccorso, culminato in dimissioni volontarie contro ogni consiglio medico. Una storia da film.

Il primo incidente: la mano distrutta dopo mezzanotte
Poco dopo la mezzanotte del 31 dicembre, Buzzi arriva al Pronto Soccorso dei Pellegrini con la mano massacrata. Aveva impugnato un petardo "pronto a sparare", che gli esplode tra le dita, rendendo necessaria l'amputazione immediata di tre di esse. Nonostante la disponibilità di un posto letto e le ferite gravi, firma le dimissioni volontarie e torna in strada con gli amici, fasciato e con terapie prescritte, ignorando i medici: «Volevo festeggiare come solo a Napoli si fa: alla grande», racconta ai sanitari.

I botti a Napoli dopo la mezzanotte
Il secondo colpo: l'occhio sinistro colpito da un razzo
La tregua dura pochissimo. Buzzi rientra nello stesso ospedale per una lesione grave all'occhio sinistro. Ai medici dice di essere stato centrato in faccia da un razzo mentre camminava in centro con gli amici; i carabinieri, però, optano per un'altra versione: si sarebbe ferito da solo, inginocchiandosi su una fontana spararazzi per accendere un altro botto. Operato d'urgenza, rischia di perdere la vista, con prognosi riservata.

Dimissioni ribelli e ritorno a casa
Anche dopo il secondo intervento, Buzzi rifiuta il ricovero: firma di nuovo le dimissioni contro il parere dei medici, che spingono per cure e accertamenti, e dei carabinieri che vogliono formalizzare la sua testimonianza. I genitori accorrono da Roma per riportarlo indietro, ma lui sceglie la fuga per "continuare la festa".
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