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Omicidio Piampiano, chiuse le indagini. Il perito: "Caricò il fucile e sparò"

La procura di Firenze contesta a Fabbri l'omicidio colposo

Francesca Marruco

18 Dicembre 2024, 07:16

Omicidio Piampiano, chiuse le indagini. Il perito: "Caricò il fucile e sparò"

Non sparò d’impulso Piero Fabbri. Caricò il fucile prima di esplodere il colpo che di lì a 17 lunghissimi minuti di dolore uccise il giovane Davide Piampiano. Non mirò nemmeno a un’altezza compatibile con quella di un cinghiale, nonostante lui stesso, unanimemente ritenuto cacciatore esperto, disse che era convinto di avere colpito un animale dato che Davide, di fatto il figlioccio del 57enne, era molto più alto. E quando lui premette il grilletto del suo semiautomatico Benelli, il giovane era anche in piedi in quella che, dal perito balistico, è stata definita “una zona con vegetazione non particolarmente fitta”. E’ quanto emerge dalla perizia balistica chiesta dalla procura e firmata da Stefano Conti, perito dell’istituto di Scienze criminalistiche dell'Università di Torino e tra i massimi esperti della sua disciplina. E ancora, non utilizzò nemmeno le “più basilari misure di prudenza in ambito venatorio - scrive il pm nel capo di imputazione- prima di sparare, nonostante fosse a conoscenza della presenza del giovane Piampiano che era a caccia con lui.
Eppure per la procura, anche all’esito delle numerose consulenze firmate da esperti di prim’ordine depositate dagli avvocati della famiglia di Davide, l’accusa da contestare a Fabbri, che da tempo è ormai fuori dal carcere, resta quella di omicidio colposo, con la sola aggravante di avere agito “nonostante la previsione dell’evento”. E’ questo infatti il reato che il pm di Firenze - a cui venne trasferita l’inchiesta perché la madre della vittima è un magistrato onorario del distretto - contesta a Fabbri nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari fatto recapitare all’indagato, assistito dall’avvocato Luca Maori, nelle ultime ore.

Articolo completo nel Corriere dell'Umbria del 18 dicembre 

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