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CRONACA

Inchiesta per corruzione per Ernesto Anastasio, il giudice poeta: indagati anche tre avvocati di Perugia

I pm di Firenze e la guardia di finanza hanno perquisito tre studi legali

Francesca Marruco

21 Novembre 2024, 07:00

Fiamme gialle in azione

Fiamme gialle in azione

Quando a novembre dello scorso anno il Corriere dell’Umbria aveva intervistato l’ex giudice della Sorveglianza di Perugia, Ernesto Anastasio, noto alle cronache nazionali con l’appellativo di giudice poeta, per la propensione a scrivere versi di cui lui stesso aveva parlato durante le audizioni in commissione disciplinare al Csm prima di essere sospeso da ogni incarico, alla procura di Firenze - competente a indagare sui magistrati perugini - era già arrivata almeno un’annotazione. In cui non solo si parlava dell’abnorme arretrato causato dalla mancata emissione di provvedimenti da parte del giudice, ma anche di quei tre casi in cui le mancanze avevano causato la scarcerazione dei detenuti e soprattutto della singolare caratteristica che accomunava un numero ritenuto troppo alto, tra le comunque poche sentenze emesse: erano destinate a detenuti assistiti molto spesso dagli stessi legali.

Tre avvocati di Perugia, nel pomeriggio di mercoledì 20 novembre, hanno visto arrivare nei loro studi il procuratore di Firenze e due sostituti, titolari dell’indagine in cui il giudice Anastasio è indagato per corruzione per l’esercizio della funzione, con un decreto di perquisizione alla mano. Accompagnati dai militari della guardia di finanza, alla presenza - come previsto per legge - di un rappresentante dell’ordine degli avvocati, i magistrati hanno disposto il sequestro di fascicoli e di alcuni supporti informatici dei tre avvocati. Accomunati, sembra con diversi gradi di coinvolgimento, da una stessa iniziale contestazione: corruzione per l’esercizio della funzione, come per il giudice.

L’ex magistrato della Sorveglianza, intervistato dal Corriere dell’Umbria circa un anno fa, rispondendo a una domanda su presunti favoritismi, segnalati sia da alcuni avvocati che da diversi detenuti, aveva affermato: “Alcuni avvocati obiettivamente hanno ottenuto un po’ di più ma non perché fossero in procinto di farmi dei favori, assolutamente no. Da parte di alcuni avvocati c’è stata maggiore presenza in ufficio, una cordialità, un’intuizione psicologica, hanno capito come dovevano relazionarsi con me. Questo fa parte della bravura dell’avvocato".

Un detenuto di Capanne aveva raccontato al Corriere dell’Umbria: “Finché ho avuto un avvocato, le mie richieste di permesso per poter uscire dal carcere sono rimaste lettera morta. Nessuna risposta dal giudice Anastasio. Poi ho cambiato legale. Ho nominato uno di quelli che sembrava riuscissero a ottenere risposte dal magistrato, e infatti ho ricevuto l’ok alla mia istanza”.

Nel corso dell’estate i magistrati fiorentini avrebbero interrogato diversi detenuti del carcere perugino. I tre avvocati perquisiti mercoledì 20 novembre, assistiti dai colleghi Franco Libori, Ilario Taddei e Gianfranco Virzo, si dichiarano innocenti e negano rapporti preferenziali con il giudice Anastasio.

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