Attualità
I lavori del Brt, una delle opere Pnrr
Mancano meno di due mesi alla data fatidica del 30 giugno e in Umbria i pagamenti per i 4.407 progetti Pnrr non superano la metà. Sono fermi al 46%, su un monte totale di 8,5 miliardi stanziati, di cui 7,1 miliardi direttamente provenienti dal piano nazionale di ripresa e resilienza e 1,5 da altre risorse. La percentuale dei pagamenti è migliore, anche se di poco, della media nazionale, che si attesta al 44% di una mole totale di 225,25 miliardi. Dei 167,51 miliardi direttamente da Pnrr, il quota di pagamento sale al 56%. I dati sono forniti dalla piattaforma Openpnrr, elaborata da Openpolis con dati aggiornati in tempo reale.
I 4.407 progetti che insistono sull’Umbria sono la somma di interventi statali, di enti privati, regionali, provinciali e comunali. A livello territoriale 3.197 ricadono nella provincia di Perugia e 1.025 in quella di Terni. Nel comune di Perugia sono ricompresi 896 progetti per 2.9 miliardi. Lo stato dei pagamenti è par al 70%. Per i 387 progetti nel comune di Terni siamo al 73% dei pagamenti su un monte di 2,5 miliardi.
Le linee di intervento sono 10. Digitalizzazione: qui sono ricompresi 1.262 progetti, il più fornito. Le aree più scarse sono pubblica amministrazione e giustizia, con un progetto a testa. Ancora: scuola, università e ricerca contano 1.175 progetti, impresa e lavoro 962, cultura e turismo 380, Inclusione sociale 103, infrastrutture 97, transizione ecologica 253, salute 173. Sul fronte investimenti a fare la parte del leone la giustizia 2,3 miliardi e la digitalizzazione con 1,5 miliardi. A seguire transizione ecologica con 929,2 milioni, seguono impresa e lavoro con 522,7 milioni, scuola con 467,9, salute 464,8, inclusione con 93,8, cultura e turismo con 83,8, infrastrutture 2,2 e pa 13.7 mila euro.
Quello che è certo è che siamo dentro a una corsa contro il tempo. La data limite del 30 giugno è praticamente domani. “La scadenza imminente - scrivono gli analisti di Openpnrr - porta con sé interrogativi cruciali sulla reale capacità del paese di raggiungere in tempo tutti gli obiettivi previsti. Da questo punto di vista, il quadro normativo e operativo presenta ancora alcuni elementi di incertezza. Ad oggi infatti non è ancora del tutto chiaro come verranno gestiti i progetti finanziati dal piano che al 30 giugno non dovessero essere completati. Che si stia facendo tutto il possibile per aggirare criticità e ritardi per cercare di non perdere i fondi è confermato anche dal fatto che l’Italia ha recentemente chiesto e ottenuto una ulteriore revisione del proprio piano nazionale. Questo passaggio conferma ancora una volta quanto il monitoraggio dello stato di attuazione delle opere sia essenziale in questa fase conclusiva”.
In base al quadro sin qui delineato è “molto importante riuscire a circoscrivere quegli investimenti per cui la scadenza del 30 giugno risulta realmente inderogabile. A questo proposito alcune indicazioni sono riportate in una recente circolare del ministero dell’Economia e delle finanze. Occorre specificare che le linee guida in questo caso sono rivolte esplicitamente ai comuni in qualità di soggetti attuatori. Su questo aspetto l’Anci si è già pronunciata positivamente. Il documento tuttavia chiarisce che tali indicazioni possono essere estese anche ad altri investimenti con caratteristiche analoghe segnalati dalle amministrazioni titolari”.
Il documento sottolinea che i soggetti attuatori devono completare gli interventi entro il 30 giugno 2026, “così da permettere alle amministrazioni titolari di chiudere la raccolta e la validazione della documentazione entro il 31 agosto. Qualsiasi attività o spesa effettuata dopo tale data non potrà essere considerata ai fini del raggiungimento di milestone e target europei”. I progetti finanziati da investimenti Pnrr che prevedono come “evidence” il certificato di ultimazione lavori, devono essere completati entro il 30 giugno.
La circolare attribuisce “un valore determinante al certificato di ultimazione dei lavori (o al certificato di regolare esecuzione per servizi e forniture). La sua data di emissione rappresenta l’unico riferimento valido per attestare il rispetto delle scadenze europee. Eventuali lavorazioni residuali, purché limitate e concluse entro 60 giorni, non compromettono la validità del certificato né la sua rilevanza temporale. Le indicazioni contenute in questo documento restituiscono un quadro piuttosto stringente”, fa sapere Openpnrr.
Per i progetti che non riusciranno a rispettare queste scadenze, “le spese sostenute non saranno considerate ammissibili nell’ambito del Pnrr”. In questi casi, “l’ipotesi più realistica è che sarà necessario individuare fonti di finanziamento alternative per completare gli interventi ed evitare che questi rimangano incompiuti”.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy