Attualità
Mancano 324 medici in corsia
Quali sono le cause delle liste d’attesa? Cattiva organizzazione, sicuro. Prescrizioni inutili, certo. Ma a monte c’è una “produzione” insufficiente di prestazioni. Perché mancano i medici. E gli operatori sanitari. I camici sono fondamentali. Quelli in corsia, ad esempio, sono carenti di ben 324 unità, ad oggi, stando ai piani di fabbisogno delle due Asl e delle due aziende ospedaliere risalente al 2022.
La stima arriva da Cristina Cenci, presidente della Federazione Cimo Fesmed Umbria, la rappresentanza dei dirigenti medici del servizio sanitario regionale.
Nell’anno appena passato, il gap si è colmato di sole 28 unità. La Regione ha presentato un piano di assunzioni per lo scorso anno di oltre 700 unità (tra cui 273 dirigenti medici e 438 operatori del comparto, oss e infermieri) ma non è stato ancora completato.
Il problema è prestare servizio dentro l'ospedale pubblico, dove, evidenzia Cenci, “non si lavora più bene”. In tanti fuggono nel privato - si lavora meglio e si guadagna di più - oppure “puntano a un altro tipo di servizio, come la medicina generale”, spiega la rappresentante dei professionisti. Certo anche lì c’è carenza di organico.
Tornando alle 324 figure mancanti, si tratta di “dati reali, cioè fisicamente dentro il sistema sanitario umbro c'erano 324 dirigenti in più, erano quelli che erogavano la salute ai cittadini umbri”.
“Il medico - spiega Cenci al Corriere dell’Umbria - ha l'obbligo deontologico di garantire in scienza e coscienza le cure, ma se bisogna lavorare di corsa senza dedicare il tempo necessario ai malati allora in molti preferiscono andarsene. E’ una questione di organizzazione e di numeri: se si vuole tornare a dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini, non lo si può fare con 324 persone in meno, rispetto a 10 anni fa, perché nel contempo non è stato riorganizzato il modo di lavorare di coloro che stanno compensando le 324 persone che mancano”.
Non finisce qui. Nelle direzioni aziendali italiane e anche umbre si inizia a sostenere che non è più un diritto per un medico avere a disposizione ore per l’aggiornamento scientifico e per la formazione professionale e ne novità contrattuali sulle eccedenze orarie vengono applicate in maniera arbitraria e impropria. Non solo: anche il fabbisogno di dirigenti medici nelle regioni è stimato in maniera sbagliata perché viene applicato un algoritmo di Agenas che la federazione Cimo Fesmed ha contestato in tutte le sedi istituzionali: non si tiene conto delle ore che il medico deve dedicare a studiare e a formarsi, per erogare un servizio migliore ai pazienti.
E ancora: in alcune aziende addirittura non retribuiscono i cosiddetti comandi finalizzati per meriti di studio. Dovrebbe essere un vanto per un'azienda ospedaliera se un medico si va a formare all'estero per poi portare quelle competenze in Umbria. Mi sono trovata a dover tutelare un collega che aveva vinto un prestigioso bando di studio per un anno in un centro di riferimento in Francia: l'azienda gli ha concesso di andarci, ha detto anche che gli interessava, ma ce l'ha mandato senza stipendio. E’ un controsenso. Questo collega, una volta che avrà fatto la sua esperienza all'estero e magari sarà diventato molto più bravo, sarà anche incentivato a trovare un posto fuori dall’Umbria dove mettere a terra le competenze che ha acquisito. Non investire sul merito dei propri dipendenti dirigenti medici, purtroppo, succede solo qui, da quanto ho contezza”.
Quindi anche il tema della formazione continua e di qualità è un focus su cui serve intervenire. Non manca il problema delle strutture complesse, “ricoperte solo al 50%”, ha spiegato ancora Cenci.
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