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L'inchiesta del Corriere

Pasqua salata: la tradizione sfida i maxi rincari delle uova di cioccolata

Sabrina Busiri Vici

02 Aprile 2026, 15:55

Pasqua salata: la tradizione sfida i maxi rincari delle uova di cioccolata

La Pasqua si preannuncia salata sul fronte dei prezzi al dettaglio di uova di cioccolato e colombe. Anche se l’andamento presenta due velocità. A dirlo sono le indagini di Altroconsumo e Assoutenti, che fotografano un quadro chiaro: da un lato le colombe restano sostanzialmente stabili (+1%), dall’altro le uova di cioccolato continuano a rincarare, con aumenti fino al 19%, mentre l’intero comparto del cioccolato segna un +6,6%.
Un trend che si riflette anche nei supermercati e nelle pasticcerie umbre, dove i consumatori si muovono con sempre maggiore attenzione. Secondo le rilevazioni, un italiano su tre prevede di spendere più dello scorso anno, ma con un approccio più selettivo: si guarda al prezzo reale, al peso effettivo e soprattutto alla qualità.
Il caro uova, infatti, non è soltanto una questione di materie prime. A incidere sono anche formato, sorpresa e licenze, elementi che negli anni hanno progressivamente spinto verso l’alto i prezzi, soprattutto nella grande distribuzione. “Se vai nella grande distribuzione organizzata (gdo) trovi prezzi più abbordabili grazie ai volumi – spiega Eugenio Guarducci, imprenditore e presidente di Eurochocolate – ma non sono paragonabili agli altri canali. Poi c’è tutto il tema dell’uovo artigianale, che può arrivare dai 60 ai 120 euro al chilo, a seconda degli ingredienti e delle lavorazioni”.
A confermare le difficoltà del comparto artigianale è Arianna Verucci della cioccolateria Vetusta Nursia, che sottolinea come il calo recente del prezzo del cacao non abbia ancora prodotto effetti concreti: “Il cioccolato sta scendendo, ma noi piccoli abbiamo fatto i contratti a settembre, quando i costi erano al massimo. Questo ci ha costretto ad alzare i prezzi”. A pesare sono anche i costi energetici: “È aumentato tutto, anche il gas. La situazione è complicata e non sappiamo come evolverà”.
Nonostante questo, la domanda non sembra rallentare. “Le vendite si sono concentrate tutte nell’ultima settimana – racconta Verucci – all’inizio c’era un po’ di timore nel produrre, poi abbiamo praticamente esaurito tutto e stiamo lavorando di nuovo. Non abbiamo registrato un calo, piuttosto una concentrazione degli acquisti a ridosso della Pasqua”.


In Umbria, dove la tradizione dolciaria convive con un forte tessuto artigianale, questa dinamica è particolarmente evidente. Accanto alle offerte dei supermercati si rafforza la proposta delle realtà locali, che puntano su personalizzazione e qualità. “Vendiamo molto le uova decorate a mano – spiega Verucci – e stanno andando fortissimo i fondenti, anche al 70, 80 e 99%. È un cambiamento importante: anche i più giovani iniziano a preferire un cioccolato meno dolce”.
Una tendenza che si riflette anche nelle scelte produttive, con varianti sempre più ricercate, come quelle arricchite con farro soffiato o ingredienti selezionati. Parallelamente cresce anche il mercato fuori regione, favorito dall’e-commerce, anche se restano criticità legate alla logistica: “Riceviamo molti ordini da fuori, soprattutto dal Nord, ma le spedizioni restano un punto delicato”, puntualizza Verucci.
Il paradosso, però, è che i prezzi restano elevati nonostante il calo del cacao all’origine. “Dopo i picchi del 2025, quando si erano raggiunti anche i 12 mila dollari a tonnellata, le quotazioni sono scese fino a 2.500-3.000 dollari – ricorda Guarducci – ma le aziende stanno ancora lavorando materie prime acquistate lo scorso anno. È come la benzina: gli aumenti arrivano subito, i ribassi molto più lentamente”.
A pesare sulle tasche dei consumatori è anche il rapporto tra prezzo e quantità. Come evidenzia Damiano Marinelli dell’Unione Nazionale Consumatori dell’Umbria, il costo al chilo delle uova resta spesso sproporzionato: “Se si guarda il prezzo al grammo, si tratta di cifre molto alte. L’uovo è un acquisto legato alla tradizione, ma dal punto di vista economico sarebbe più conveniente comprare cioccolato di qualità e un regalo a parte”.


Tornando ai prezzi: un uovo al latte di fascia base costa tra i 15 e i 30 euro al chilo, mentre quelli di marca arrivano a 40-50 euro. Per il fondente si sale fino a 60-90 euro al chilo, con punte che toccano i 200 euro per prodotti artigianali o di alta gamma. Per le colombe c’è una minore variabilità di prezzo e quelle più comuni costano tra i 10 e i 15 euro al chilo, con una maggiorazione di prezzo per quelle farcite. Anche in questo caso i prezzi salgono fino ai 50 euro al Kg per quelle dei grandi pasticceri.
Una Pasqua fra tradizione e inflazione.

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