Politica
Il sindaco di Penna in Teverina Stefano Paoluzzi e a destra il parroco Antonino De Santis
Pari e patta. Cinquanta e cinquanta. Per cento. Penna in Teverina, micro comune del Ternano, si è spaccato esattamente a metà sul referendum costituzionale: 290 votanti si sono espressi per il Sì e altrettanti 290 per il No. Nel piccolo borgo umbro al confine con il Lazio, appena 838 elettori, hanno votato in 583 registrando anche due schede nulle e una bianca. È l’unico caso di pareggio perfetto nel Cuore verde. Come è stato possibile? Bilanciamenti politici e piccoli numeri. Parola del sindaco, Stefano Paoluzzi. Con lui iniziamo il viaggio nella vicenda politica di Penna.
L’idea del sindaco
“Storicamente l’elettorato di quest’area è di centrodestra se si guarda alle politiche”, spiega Paoluzzi, eletto primo cittadino con una lista civica ma di fede e tessera democratica. Solo per dare un dato, alle elezioni del 2022 alla Camera a Penna in Teverina il 48,10% con 278 voti è andato al centrodestra unito, eleggendo Raffaele Nevi, mentre il centrosinistra per l’attuale assessore regionale ai Trasporti Francesco De Rebotti si è fermato al 25,78% con 149 voti espressi. Senonché “alle amministrative negli ultimi 30 anni - spiega il primo cittadino - sono state sempre elette amministrazioni con una tendenza di centrosinistra. C’è questo doppio trend radicato. Nonostante da tanti anni il centrodestra sia maggioranza nel nostro paese, questa tendenza non si riflette alle amministrative, dove invece sono stati eletti sindaci di area centrosinistra, per quanto sempre in liste civiche”. E le due “correnti” si sono compensate nel quesito sulla giustizia. Poi c’è il tema numeri. “Più sono bassi più è alta la probabilità di pareggiare. C’è da dire che qui non è stata fatta propaganda. Io personalmente ho fatto un passaparola solo con chi sapevo di poter intercettare. Non sono stati organizzati eventi o incontri pubblici né per Sì né per il No. Ma c’è stata tanta partecipazione. Ha votato il 69,2% degli aventi diritto. Immagino che si siano mossi anche i colleghi dell’opposizione. Quello che è certo è che a livello nazionale c’è stata una politicizzazione di questo referendum, al di là dei contenuti, per meriti o demeriti di entrambe le parti. Si è trasformato in un voto politico. Certo è che i giovani hanno fatto la differenza. Anche qui”, conclude il sindaco.
Parla il parroco
Ha votato (ma non rivela se per il Sì o il No) anche il parroco di Penna in Teverina, don Antonino De Santis. “Sono andato a votare e fra i primi. Il voto - spiega al Corriere dell’Umbria - è un diritto che va esercitato dai cittadini. È difficile esprimere un giudizio sul perché sia finito in un pareggio tra Sì e No, credo che ogni cittadino dentro alle urne ragioni con la sua testa. Credo che prevalga questo senso di responsabilità. E così è stato qui. Non si va alle urne per capriccio, data l’alta affluenza. Ogni cittadino, ribadisco, ha votato con responsabilità, secondo me”.
Cittadino illustre
“È finita 290 a 290, possiamo dire che nel nostro paese regna la pace”: parole di Gianfranco Mascia, co portavoce di Europa Verde Umbria ed esponente nazionale di Avs. È di Penna in Teverina, Mascia, e racconta anche lui di un paese “di tradizione contadina, storicamente orientato sul centrodestra, a livello nazionale, ma grazie all’impegno di persone come Stefano, il sindaco, alle amministrative esprime rappresentanti del centrosinistra all’interno di liste civiche. Proprio Stefano non ha voluto né promosso eventi referendari, perché si considera il sindaco di tutti, e alla fine è finita in un pareggio perfetto. Ma sono felice che, anche grazie ai tre voti della mia famiglia, il Sì non abbia vinto”.
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