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Il "targhino" per i monopattini elettrici diventa realtà. A partire dal 16 maggio entreranno finalmente in vigore le nuove disposizioni previste dalla riforma del Codice della strada, ferma dallo scorso 14 dicembre 2024 in attesa dei decreti attuativi. Finora erano operative solo alcune regole — come il limite di velocità a 20 km/h (6 km/h nelle aree pedonali) e il divieto di circolazione contromano — ma mancava il tassello centrale: il contrassegno identificativo. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto della Direzione generale per la Motorizzazione, ora è definito nero su bianco il funzionamento del sistema.
Il contrassegno sarà associato al proprietario e non al mezzo. In pratica, il codice alfanumerico del targhino verrà collegato al codice fiscale del richiedente. Una scelta obbligata, visto che i monopattini non sono registrati nell’Archivio nazionale dei veicoli e non dispongono di numero di telaio. Il "targhino" sarà un adesivo plastificato, non rimovibile, prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Avrà forma rettangolare, con sei caratteri alfanumerici su due righe, e dovrà essere applicato sul parafango posteriore oppure, se assente, sul piantone dello sterzo.
La procedura è semplice ma articolata:
compilazione della modulistica online;
pagamento di 8,66 euro sul portale del ministero delle Infrastrutture e Trasporti (oltre a bollo e diritti);
invio della richiesta tramite il servizio "Gestione pratiche online";
La domanda sarà gestita dal Centro servizi della Motorizzazione civile. Solo dopo l’elaborazione si potrà prenotare l’appuntamento allo sportello per il ritiro.
Chi circolerà senza contrassegno rischia una sanzione da 100 a 400 euro. L’introduzione del targhino serve soprattutto a rendere effettiva anche l’assicurazione Rc obbligatoria e a facilitare l’identificazione dei responsabili in caso di incidenti.
"Il collegamento stabile tra mezzo e proprietario renderà più efficaci i controlli e più solide le contestazioni", spiega Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente Anci in Viabilità Italia. "L’obiettivo è evitare che chi provoca incidenti possa scappare senza essere identificato". Resta però un nodo: la capacità degli uffici di gestire rapidamente le richieste. Ritardi o disservizi rischierebbero infatti di indebolire fin da subito l’efficacia del nuovo sistema.
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