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La mostra

Giotto e San Francesco: 60 opere per la rivoluzione dell'Umbria nel Trecento. Presentata a Roma

A Perugia alla Galleria nazionale dell'Umbria dal 14 marzo al 14 giugno

Sabrina Busiri Vici

19 Febbraio 2026, 09:41

Roma

La presentazione

Siamo nel 1290 quando un giovane artista fiorentino, Giotto di Bondone, giunge ad Assisi per decorare la chiesa superiore per volontà del papa Niccolò IV. Si apre così un cantiere destinato a segnare un’epoca, in cui Giotto assume un ruolo centrale, rimanendovi impegnato per circa vent’anni. Attorno a lui si raccoglie una squadra di giovani talenti provenienti da diverse realtà artistiche del territorio, accomunati da un obiettivo ambizioso: raccontare la realtà attraverso la pittura, tradurre in immagini la storia di Francesco. È un’impresa senza precedenti. Il momento è straordinario e inaugura una stagione rivoluzionaria destinata a cambiare per sempre il corso dell’arte. È proprio questo periodo di straordinario fermento che la mostra Giotto e San Francesco Una rivoluzione nell'Umbria del Trecento racconta in 60 opere. Il progetto espositivo, promosso e organizzato dai Musei nazionali di Perugia - Direzione regionale Musei nazionali Umbria, si inserisce nell’anno dell’Ottavo centenario francescano ed è stato presentato a Roma, nel palazzo del Collegio Romano, alla presenza di enti e istituzioni pubbliche e private che hanno contribuito alla sua realizzazione.

La mostra, curata da Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi, si terrà a Perugia, alla Galleria Nazionale dell’Umbria, dal 14 marzo al 14 giugno. Attraverso oltre sessanta opere, articolate in otto sezioni, il percorso ricostruisce questa stagione straordinaria, mettendo in dialogo i lavori di Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti, attivi nei cantieri della Basilica francescana, con quelli coevi dei maestri umbri.

Il messaggio del Ministro


“Quella che sta per cominciare è molto più di una mostra d’arte: nelle sale della Galleria nazionale dell’Umbria si apre un tempo propizio in cui sperimentare la relazione con una bellezza capace di tramandare tesori culturali e spirituali impareggiabili. Tra la fine del Duecento e i primi anni del Trecento l’Umbria diventa il cuore del pensiero e dell’immaginazione d’Italia”. Sono le parole del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, contenute nel messaggio letto durante la presentazione. Secondo il ministro, l’Umbria evocata dal progetto è “centro di irradiazione del magistero morale rappresentato da Francesco, luogo da cui si diffonde la spregiudicata vitalità artistica di Giotto e dei suoi allievi, che per anni continuarono a operare nella fabbrica francescana”. “Accostare la figura di Francesco a quella di Giotto - aggiunge - significa rendere plastico, visibile, quasi tattile il senso di quella rivoluzione culturale che nel Trecento prende forma nel cuore dell’Umbria e si irradia in Europa”.
Una mostra corale, dunque, con l’Umbria al centro, come ha sottolineato Costantino D’Orazio, direttore dei Musei nazionali dell’Umbria. Un progetto che “segna un decisivo passo avanti, un atto culturale di grande importanza nell’Ottavo centenario francescano e un contributo per il futuro”, ha evidenziato Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni. Per il direttore generale Musei del Mic, Massimo Osanna, la mostra risponde pienamente all’idea dei musei come luoghi di ricerca (da qui anche l’ampio lavoro di studio e ricerca proposto nel catalogo edito da Silvana Editoriale) e garantisce anche la volontà “di abbattere le barriere cognitive attraverso un linguaggio capace di parlare a tutti”.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: superare i centomila visitatori già raggiunti in passato dalla Galleria con la mostra dedicata al Perugino.

La legge

“La Regione Umbria fa con convinzione la sua parte, ma questo traguardo non sarebbe stato possibile senza una sinergia tra istituzioni: ringrazio il governo con il comitato nazionale, quindi il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, per il sostegno e l'attenzione costante verso il nostro territorio. Un grazie profondo va agli sponsor privati che hanno investito nella bellezza e alle famiglie francescane, custodi di un messaggio universale”. E’ quanto ha detto il vicepresidente della Regione Umbria e assessore alla Cultura Tommaso Bori annunciando che oggi, giovedì 19 febbraio, è all’approvazione della giunta la legge sull’Ottavo centenario a sostegno delle celebrazioni.
Anche la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, è intervenuta all’incontro sottolineando “il valore di un lavoro collettivo diventato un metodo”, E ha voluto puntualizzare che la mostra Giotto e San Francesco “non è soltanto un momento espositivo di profilo culturale altissimo ma anche un investimento sull’identità condivisa e collettiva che San Francesco ha impresso e di cui la nostra regione si fa portavoce”.

Le otto sezioni

Ai curatori è stato affidato il compito di illustrare il percorso espositivo, che si apre con una sezione dedicata all’esordio di Giotto ad Assisi. In mostra la bolla del 1288 di Niccolò IV, che sancisce l’avvio dei lavori nella chiesa superiore, e la Madonna di San Giorgio alla Costa, capolavoro giovanile di Giotto. Il Polittico della Badia Fiorentina documenta un’ulteriore evoluzione verso la piena conquista della realtà in pittura. Accanto a queste opere compaiono i lavori dei primi seguaci umbri: il Maestro del Farneto, il Maestro della Croce di Gubbio e il Maestro di Cesi, con una significativa sequenza di grandi croci dipinte.
Attorno alla Madonna col Bambino proveniente dall’Ashmolean Museum di Oxford si sviluppa una riflessione sulla ricezione del linguaggio giottesco nella pittura e nella miniatura tra la valle spoletana e Perugia. In questa sezione sarà presentato anche un trittico del Maestro di Paciano, ricomposto per la prima volta nella sua integrità originaria.
L’itinerario prosegue con l’analisi della “svolta gotica” nella decorazione della Basilica inferiore di San Francesco, segnata dall’attività più matura di Giotto e dalle opere di Simone Martini, di cui si riuniscono le tavole orvietane, e di Pietro Lorenzetti, con dipinti provenienti dai Musei diocesani di Cortona e Pienza. Spicca inoltre la figura del Maestro di Figline, del quale viene ricostruito un polittico di sicura provenienza umbra oggi disperso in diversi musei del mondo.
La lezione di Giotto, e poi quella di Simone Martini e Pietro Lorenzetti, esercitò un impatto profondo sui pittori umbri cresciuti all’ombra del cantiere francescano e attivi nei principali centri culturali della regione, da Perugia a Gubbio, da Assisi a Montefalco, da Foligno a Spoleto, fino a Orvieto e Terni.
Il percorso trova un ideale completamento negli affreschi della Basilica di San Francesco d’Assisi e nel Museo del Tesoro del Sacro Convento, dove è conservato il magnifico calice dell’orafo Guccio di Mannaia, donato al santuario da Niccolò IV.

La medaglia del Presidente

All’iniziativa è stata conferita la medaglia del Presidente della Repubblica.
La mostra, come detto, è promossa e organizzata dai Musei nazionali di Perugia - Direzione regionale Musei nazionali Umbria, in collaborazione con il Comitato nazionale per le celebrazioni dell’Ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, il Commissario straordinario alla ricostruzione Sisma 2016, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, la Regione Umbria, la Custodia generale del Sacro Convento di San Francesco, la Provincia Serafica dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, l’Arcidiocesi di Perugia e Città della Pieve, il Comune di Perugia e Confindustria Umbria.
La manifestazione si avvale inoltre della collaborazione dell’Archivio di Stato di Perugia, Camera di Commercio di Perugia, Fondazione Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, Arvedi Ast e Nestlé. Media partner Rai Umbria.

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