IL CASO
L’Hantavirus è un’infezione virale poco conosciuta dal grande pubblico fino al recentissimo caso della nave da crociera in cui si è acceso un focolaio, ma potenzialmente molto pericolosa. Il contagio avviene soprattutto attraverso il contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti. Nella maggior parte dei casi il virus viene trasmesso respirando particelle contaminate presenti nella polvere di ambienti chiusi e poco ventilati, come cantine, garage, fienili, soffitte o baite.
I sintomi iniziali possono essere facilmente confusi con quelli di una comune influenza. La malattia si manifesta spesso con febbre alta, forte stanchezza, dolori muscolari – in particolare a schiena e gambe – mal di testa, nausea, vomito, dolori addominali e brividi. I segnali possono comparire anche diverse settimane dopo l’esposizione al virus, generalmente in un periodo compreso tra una e otto settimane.
Con il passare dei giorni, però, il quadro clinico può aggravarsi. In Europa la forma più frequente è la cosiddetta Febbre emorragica con sindrome renale, che può provocare problemi ai reni, riduzione della quantità di urina, pressione bassa, gonfiore e piccoli sanguinamenti.
Più rara ma estremamente pericolosa è invece la Sindrome polmonare da hantavirus, diffusa soprattutto nelle Americhe. In questo caso possono comparire tosse, difficoltà respiratorie improvvise, fiato corto e accumulo di liquidi nei polmoni. Nei casi più seri il peggioramento può essere molto rapido e rendere necessario il ricovero in terapia intensiva.
Il sospetto di infezione aumenta soprattutto quando, nei giorni precedenti alla comparsa dei sintomi, si è stati in ambienti frequentati da roditori oppure si sono puliti luoghi chiusi e polverosi come soffitte, magazzini o capanni senza adeguate protezioni.
La diagnosi viene effettuata attraverso esami del sangue e test specifici che permettono di individuare anticorpi o tracce del virus. Attualmente non esiste una cura antivirale specifica universalmente efficace: il trattamento consiste soprattutto nel supporto al paziente, con ossigeno, monitoraggio della funzionalità renale e assistenza intensiva nei casi più gravi.
Fondamentale resta la prevenzione. Gli esperti consigliano di arieggiare bene gli ambienti chiusi prima di pulirli, evitare di spazzare a secco escrementi di roditori, utilizzare guanti e mascherine e disinfettare accuratamente le superfici contaminate. In presenza di febbre e difficoltà respiratorie dopo un’esposizione a roditori o ambienti contaminati è importante rivolgersi rapidamente al medico o al pronto soccorso.
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