Attualità
Umbria, i giovani se ne vanno
“Negli ultimi dieci anni oltre 10.000 giovani umbri si sono trasferiti all’estero, tra cui oltre 2.500 laureati. Nello stesso periodo, circa 3.700 giovani sono rientrati in Umbria dall’estero, con un saldo negativo di oltre 6.000 persone, di cui 1.714 laureati”. È quanto emerge, dati in evidenza, dall’ultimo report Ocse, elaborato su dati Istat. È la fuga dei cervelli, in combinato disposto con l’inverno demografico, una delle principali criticità che la regione deve affrontare, in prospettiva. Il quadro tratteggiato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico è in chiaroscuro. Umbria bene su coesione sociale, lavoro, offerta scolastica, cultura e benessere. Male sul fronte trasporti, accessibilità ai servizi e, soprattutto, come attrattività di giovani con competenze. Che, invece, scappano dal Cuore verde. L’Umbria affronta importanti sfide demografiche che la collocano in una “trappola dello sviluppo dei talenti” - evidenziano dall’Ocse - ovvero “fatica a trattenere un numero sufficiente di lavoratori qualificati e laureati per compensare il calo della popolazione in età lavorativa. Nell’ultimo decennio, la regione ha registrato un calo costante della popolazione residente, determinato da un rapido invecchiamento e da un marcato calo della natalità”.
Non è però una crisi senza speranza. Nonostante questa tendenza, l’Umbria ha sperimentato una fuga di cervelli giovani (0-39 anni) relativamente contenuta rispetto ad altre regioni italiane e ha mantenuto un saldo migratorio positivo di giovani residenti. In particolare nel periodo recedente, complice il Covid. Solo nel 2023, l’Umbria ha accolto 2.575 giovani in più rispetto a quanti ne ha persi, grazie all’arrivo di studenti e giovani professionisti provenienti da altre regioni italiane e dall’estero. Ma il gap di laureati nel decennio spaventa anche gli analisti Ocse. Questo contesto demografico “rappresenta una minaccia concreta per la regione e sottolinea l’urgenza di rafforzare l’attrazione e il mantenimento dei talenti”, è scritto nel rapporto Ocse.
Le contromosse
La Regione dalla sua “ha avviato interventi per contrastare la tendenza demografica negativa attraverso un insieme di politiche di sostegno alle famiglie e misure mirate per l’occupazione giovanile. Tra queste, il bonus conciliativo natalità, che nel 2024 ha beneficiato di un budget superiore a 2 milioni di euro provenienti dal Fondo sociale europeo plus (Fse+), offrendo un contributo di 1.200 euro per ogni figlio minore di un anno. Nel settembre 2024, con l’approvazione della nuova legge sulla famiglia, tali misure di sostegno alla natalità sono state rese strutturali, con l’obiettivo di contrastare il calo delle nascite e sostenere i nuclei familiari più fragili. Parallelamente, l’Umbria prosegue nell’implementazione di programmi di politiche attive del lavoro per trattenere e reinserire i giovani nel tessuto economico regionale”. Nel 2019, la Regione ha mobilitato 14.2 milioni di euro per finanziare entrambi i programmi. Umbriattiva giovani ha erogato voucher formativi a 692 partecipanti (684 avviati, 559 conclusi) e ha finanziato 284 tirocini extracurriculari. Umbriattiva diplomati e laureati ha coinvolto 451 disoccupati in percorsi di riqualificazione in settori strategici, attivando 11 tirocini connessi alla ricostruzione post-sisma. Ma non basta.
“Sebbene tali misure siano essenziali per sostenere le famiglie e l’occupabilità giovanile, attrarre e trattenere talenti richiede un approccio multidimensionale che affronti tutte le condizioni abilitanti – come l’accessibilità abitativa, la connettività e i servizi – che rendono un territorio attrattivo per i giovani”, rileva Ocse. Il calo demografico colpisce di più i comuni isolati e per questo la Regione ha adottato la Strategia nazionale per le aree interne (Snai), che “ha portato a risultati positivi in alcune aree, ma restano criticità nel consolidare queste pratiche a livello territoriale. A maggio 2025, la Snai non è ancora stata pubblicata, ma si prevede l’estensione della strategia a due nuove aree: un’unione di comuni attorno al Lago Trasimeno e la Media Valle del Tevere”, rileva Ocse. Nel nuovo ciclo di programmazione “sarà necessario intervenire sui vincoli istituzionali e operativi che finora hanno limitato l’impatto degli interventi, soprattutto per contrastare il calo demografico e promuovere uno sviluppo sostenibile”, è la strada indicata. Più nel complesso, servirà investire sulla formazione.
Formazione da sfruttare
“L’Umbria dispone di un sistema di istruzione terziaria solido e diversificato, che può svolgere un ruolo chiave nell’attrazione e nel mantenimento dei giovani talenti”, senonché “il saldo migratorio giovanile internazionale negativo evidenzia che le risorse educative della regione non si traducono ancora pienamente in una permanenza duratura dei talenti, attraverso opportunità di lavoro e imprenditorialità, in particolare per i giovani locali”.
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