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Visite a pagamento sopra la media per cifre e incassi: in Umbria si registrano 16.700 euro per mille abitanti

Nonostante la crescita delle liste d’attesa l’attività intramoenia dei medici ospedalieri non è calata in modo netto

Alessandro Antonini

03 Maggio 2026, 14:59

Visite a pagamento sopra la media per cifre e incassi: in Umbria si registrano 16.700 euro per mille abitanti

Le liste d’attesa sono aumentate, negli ultimi anni, in Umbria. Seppur con alti e bassi.

Al crescendo delle prestazioni sospese del servizio pubblico - con un picco durante il Covid, una discesa e poi una ripresa tra il 2024 e il 2025 - non si è verificato un crollo dell’intramoenia. Anzi. L’attività intramuraria, sia per numero di visite che di introiti, resta di volume superiore alla media nazionale.

L’Attività libero professionale intramuraria (Alpi), o intramoenia, è un servizio sanitario erogato a pagamento da medici ospedalieri fuori dall'orario di lavoro.

In teoria, all’aumentare delle liste d’attesa dovrebbe diminuire l’Alpi. Perché i camici pubblici andrebbero impiegati - con gli straordinari - per abbattere la quota sospesa.

Davanti a certi sforamenti di tempo l’Alpi potrebbe anche essere bloccata. Non è stato così. I livelli si sono anzi mantenuti sopra la media nazionale.

A livello numerico - dati Agenas - nel 2019 in Umbria si sono erogate 105 prestazioni in Alpi ogni mille abitanti contro una media italiana di 80, nel 2021 Umbria 90 Italia 71, nel 2022 Umbria a 107 Italia a 81, nel 2023 Umbria 109 per mille Italia 84, 2024 Umbria 99 e Italia 87. Sempre sopra, si diceva.

Così come i ricavi per prestazione. Anche qui calcolati ogni mille abitanti. Nel 2024 Umbria a 16.704 euro contro una media nazionale di 15.603 euro. A ritroso nel tempo, Umbria sempre sopra.

Le liste d’attesa, a parte il picco Covid, sono scese e poi risalite.

Al netto dell’ultimo miglioramento attestato da Agenas - incentrato invero sulla riduzione dei tempi, dove l’Umbria ha fatto il -25% - a settembre 2024 le prestazioni in attesa erano circa 44 mila, a febbraio 2025 sono salite a 77 mila, a giugno hanno oltrepassato le 87.500. L’ultimo rilevamento dell’autunno scorso riportava la cifra di 70 mila.

Ma siamo proprio sicuri che sia l’Alpi il problema o, se ben gestita, una possibile soluzione?”, si chiede Cristina Cenci, presidente della Federazione Cimo Fesmed Umbria, la rappresentanza dei dirigenti medici del servizio sanitario regionale.

“Lo scorso anno la Regione ha fatto una cosa positiva - spiega Cenci - elaborando le linee guida regionali: in base a queste le aziende sanitarie e ospedaliere possono utilizzare l’Alpi anche per gestire i percorsi di tutela (le prestazioni bloccate in lista d’attesa, ndr) con tariffe calmierate di cui si farebbe carico l’azienda. Doveva seguire una verifica degli spazi e delle strumentazioni interni idonei per fare intramoenia. Ma a distanza di un anno non c’è stato alcun report.”

Le aziende possono anche acquistare spazi esterni per poter espletare l’Alpi in caso di mancanza di spazi interni con apposite convenzioni.

Non è stato fatto. Invece, senza alcun tipo di concertazione o preavviso, è stata bloccata in alcune aziende l’Alpi allargata (i medici visitano in studi esterni all’azienda) creando disparità e disservizi per prenotazioni già effettuate.

L’intramoenia può essere un’arma per abbattere le liste d’attesa ma in questo momento le aziende non la stanno utilizzando in modo efficace.

“Bisogna sapere che il medico percepisce solo il 30% della tariffa della prestazione erogata in libera professione, il restante 70% va su varie voci, tra cui i fondi di perequazione una parte proprio per i piani di abbattimento delle liste d’attesa”, conclude Cenci.

Tradotto: l’intramoenia, se governata, può essere una risorsa per aumentare la “produzione” di visite ed esami. Varrebbe la pena tentare.

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