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FOLIGNO

Perse due falangi sotto una pressa: chiesti 110 mila euro di risarcimento

L’incidente sul lavoro nel 2022: l’operaio si è costituito parte civile nel processo. In aula si torna il 20

02 Maggio 2026, 08:50

Perse due falangi sotto una pressa: chiesti 110 mila euro di risarcimento

Rischia fino a un anno di reclusione il legale rappresentante di un’azienda del Folignate imputato di lesioni colpose gravi a seguito di un incidente sul lavoro occorso a un dipendente che nel febbraio del 2022, giorno dell’infortunio, perse le ultime due falangi dell’indice sinistro, schiacciate sotto una pressa.

La vittima, un operaio di origini marocchine, trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Foligno, era stata subito sottoposta a un intervento chirurgico di amputazione delle falangi e ricostruzione dell’apice del dito, tramite innesto cutaneo prelevato dal moncone. Era poi seguita una seconda operazione, cinque mesi dopo, il decorso della quale veniva complicato da un’evoluzione necrotica dell’innesto, e infine il riconoscimento da parte dell’Inail di una menomazione permanente pari al sei per cento di invalidità.

Un danno biologico che l’uomo, costituitosi parte civile tramite il suo legale, l’avvocato Gennaro Esibizione, ritiene tuttavia insufficiente in quanto, essendo l’arto interessato quello sinistro ed essendo lui mancino, la perdita anatomica avrebbe inciso in modo rilevante non solo sulla sua capacità lavorativa ma anche sulla possibilità di attendere alle ordinarie attività quotidiane. Di più. Per lui, di fede islamica, la mano sinistra è generalmente utilizzata per attività considerate impure come l’igiene personale cui sostiene di non poter più provvedere, se non con l’ausilio della moglie. Racconta, l’operaio, di non riuscire nemmeno ad allacciarsi le scarpe o a chiudere una cerniera.

“La compromissione dell’arto dominante – spiega l’avvocato Esibizione – comporta limitazioni oggettive nella manualità fine, dalla scrittura a mano alla digitazione su tastiera, impattando in modo rilevante sulla qualità della sua vita e su tutte quelle attività domestiche, dalla preparazione dei pasti all’uso degli utensili, che richiedono coordinazione e funzionalità prensile”. “Il concomitante aspetto del mancinismo, che ha una matrice genetica e che quindi è una condizione non modificabile nel tempo, comporta un ulteriore pregiudizio al mio assistito che per ragioni culturali non utilizza indifferentemente le due mani per svolgere le mansioni ordinarie della sua quotidianità”, conclude il legale.

L’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 49 anni, ha dunque richiesto al giudice monocratico del tribunale di Spoleto (che il prossimo 20 maggio procederà all’escussione dei testimoni della difesa) un danno differenziale pari a 111.000 euro.

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