Attualità
Stabilizzare le assunzioni dei giovani, incentivare il lavoro femminile, garantire sicurezza, tutelare i dipendenti di piattaforme digitali (primi su tutti i rider) e scoraggere il cosiddetto lavoro povero spingendo sul “salario giusto”. Sono queste le novità salienti alla base del decreto Lavoro o decreto Primo Maggio approvato lo scorso martedì proprio in vista della festa dei lavoratori. Normative destinate a cambiare in modo pragmatico il sistema nazionale delle assunzioni e degli incentivi, con effetti immediati e tangibili anche nei vari territori, soprattutto per le regioni della Zes (Zona Economica Speciale).
L’attenzione è rivolta ai giovani sotto i 35 anni che non vengono retribuiti regolarmente da almeno 2 anni (o da almeno 12 mesi se rientrano in specifiche categorie). Il provvedimento copre il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro un tetto di 500 euro mensili per lavoratore. Massimale che, come nel caso dell’Umbria, sale a 650 euro. Il decreto infatti riserva un interesse particolare ai datori di lavoro privati fino a 10 dipendenti che assumono a tempo indeterminato lavoratori non dirigenti in una sede della Zes unica.
Non solo i giovani, al centro del nuovo provvedimento figurano anche le donne. I datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato donne che presentano una svantaggiata condizione occupazionale, possono beneficiare dell’esonero totale dei contributi previdenziali, fino a 650 euro al mese per lavoratrice e fino a 800 euro per le lavoratrici residenti nelle regioni della Zes.
Un altro capitolo riguarda la conciliazione tra vita familiare e lavorativa. Le aziende in possesso della certificazione di parità potranno infatti beneficiare di un esonero contributivo fino all’1%, con un limite massimo di 50 mila euro annui, finanziato entro un tetto di 15 milioni l’anno nel caso in cui vengano implementate misure a supporto della genitorialità.
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