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Cultura

Festival dei Due Mondi, presentata a Roma la 69esima edizione: “Ecco il mio festival tra sogno e realtà emozione e ragione”

La prima del direttore artistico Daniele Cipriani. E’ intervenuto il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi

Sabrina Busiri Vici

29 Aprile 2026, 08:20

Festival dei Due Mondi, presentata a Roma la 69esima edizione: “Ecco il mio festival tra sogno e realtà emozione e ragione”

A Roma, a Palazzo Barberini, nel salone Pietro da Cortona, tra arazzi, affreschi e lo stemma di famiglia con le tre api, inizia l’era Cipriani del Festival dei Due Mondi. La sede della presentazione ufficiale della 69esima edizione, in programma dal 26 giugno al 12 luglio, non è casuale: il legame tra Spoleto e i Barberini attraversa la storia, a partire da Maffeo Barberini, già vescovo di Spoleto e poi papa Urbano VIII. Un filo ricordato in apertura dal direttore di Palazzo Barberini, Thomas Clement Salomon.

Sala gremita e grande fermento per un nuovo corso che traghetterà nel 2027 il Festival verso il traguardo del 70esimo anno di vita. Un passaggio che il direttore artistico Daniele Cipriani, al suo debutto, affronta con un cartellone 2026 ampio, multidisciplinare e tenuto insieme da un tema preciso: radici. “Per la prima volta il Due Mondi ha un suo tema specifico. Sul tema radici abbiamo costruito un festival tra sogno e realtà, tra emozione e ragione, tra passato e futuro”, commenta Cipriani, affiancato al tavolo dai consulenti Beatrice Rana per la musica e Leo Muscato per il teatro.

Dopo gli interventi del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che sottolinea il valore del “turismo culturale”, un motore, un volano per il nostro Paese aggiungendo: “Lavoreremo per favorire il turismo delle radici”, e del vicepresidente della Regione Umbria Tommaso Bori, per cui “Il festival rende Spoleto cuore pulsante della nostra identità culturale”, Cipriani entra nel merito di una programmazione triplicata. “Il festival sarà per 17 giorni acceso dal lunedì alla domenica e avrà anche una sessione invernale”.

Il Due Mondi si espande, “triplica”, così su “basi economiche solide” come sottolinea il presidente della Fondazione e sindaco Andrea Sisti, rafforzate dal milione aggiuntivo stanziato dal ministero della Cultura e dall’ingresso di sponsor come Enel e la conferma di Banca Intesa. Solo un taglio previsto di 140 mila euro - ancora non ufficializzato - per gli effetti del decreto sull’accise.

“Il pubblico verrà ad assistere - dice Cipriani - a più di 100 performance, di cui 7 prime mondiali e 9 produzioni ad hoc, con oltre mille artisti, provenienti da 28 Paesi del Mondo per un festival che proporrà dalla musica antica al concerto della London Symphony Orchestra, dal Platonov di Cechov al debutto di Giuseppe Fiorello”.

Tante le novità, dall’Academy ad Adotta un artista.

La linea artistica

La programmazione è un’operazione attenta e delicata di edilizia culturale”, la definisce Cipriani. “Questa edizione del Festival - dichiara ancora - è un nuovo inizio, una scommessa: abbiamo puntato sulla qualità del programma e sulla sua internazionalità, coinvolgendo le punte di diamante del panorama mondiale”. Il richiamo alle radici significa anche ritorno a Gian Carlo Menotti. “Raccogliendo la preziosa eredità culturale e imprenditoriale di Menotti, vogliamo che il Festival si faccia abbraccio tra arte e pubblico, affiancando al suo primato artistico anche una dimensione profonda di condivisione”.

Menotti e il festival

Sarà proprio Menotti ad aprire il Festival il 26 giugno con Vanessa di Samuel Barber, opera da lui librettata, in un nuovo allestimento del Festival con il Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Teatro Petruzzelli. Regia di Leo Muscato, direzione della sudcoreana Sora Elisabeth Lee. “Abbiamo scelto di inaugurare il Festival di Spoleto 2026 con Vanessa di Samuel Barber perché incrocia in modo naturale il tema di questa edizione, Radici”, spiega Muscato. “È un’opera che tiene insieme due mondi: la tradizione europea e la cultura americana”.

A Menotti saranno dedicati anche numerosi omaggi, tra cui la Maratona Menotti di quasi 24 ore per il 115esimo anniversario della nascita. Torna inoltre la Maratona Internazionale di Danza e nasce la Festival dei Due Mondi Academy, percorso gratuito per giovani musicisti under 35 selezionati da tutto il mondo. “È per me un onore e un’emozione profonda - afferma Beatrice Rana - contribuire a un palcoscenico che Gian Carlo Menotti ha saputo costruire con straordinaria visione quasi settant’anni fa”. E sottolinea: “Spoleto si conferma capitale della musica e, soprattutto, palcoscenico dove nascono le carriere”.

Musica

Musicalmente, il Festival si aprirà con Yannick Nézet-Séguin alla guida della London Symphony Orchestra con Yuja Wang, mentre la chiusura del 12 luglio sarà affidata a Gianandrea Noseda con la Filarmonica Teatro Regio Torino, in un programma che unirà Menotti, Bernstein e Dvorak nel segno del dialogo Europa-America. Ai Concerti di Mezzogiorno si alterneranno nomi come Nicolas Altstaedt, Quartetto Indaco, Julia Bullock, Bretton Brown, Arcadi Volodos, Laurie Anderson, Mario Brunello e Giovanni Sollima. Spazio anche al pop con Mika Symphonique il 30 giugno e Arisa il 9 luglio, entrambi in piazza Duomo.

Teatro

Il teatro schiera Peter Stein con il Platonov di ČCechov, Giuseppe Fiorello con L’educazione sentimentale di Ivan Cotroneo, Franco Branciaroli, Omar Elerian, la compagnia Wakka Wakka e il tributo a Eschilo di Serena Sinigallia che fa riaprire lo spazio della Basilica di San Salvatore e l’omaggio a Shakespeare. La letteratura incontra Beckett nel progetto in collaborazione con la Casa di reclusione di Spoleto, Max Frisch e Ignacio García May, mentre la spiritualità attraversa Le radici di mezzo mondo di Michele Santeramo.

Danza

La danza si apre con la prima europea di This is Rambert per il centenario della compagnia britannica, accanto a Trisha Brown Dance Company e Merce Cunningham Trust per il tributo a Robert Rauschenberg. Tra gli altri protagonisti Marco Goecke, Daniil Simkin, Benjamin Millepied e Rocío Molina.

L’arte povera di Penone

Sul fronte arti visive, Giuseppe Penone firma il manifesto con Le foglie delle radici, installazione monumentale in Piazza Pianciani, affiancata da una mostra diffusa tra Palazzo Collicola e Manna d’Oro, quest’ultima nel progetto Carla Fendi.

L’innovatore

Per la prima volta in Italia arriva anche David Szauder con Evocation of Spirits, videomapping diffuso sui palazzi storici della città. L’esposizione, sarà per 7 spettatori alla volta nell’ex museo civico.

Le macchine di Fo

Tra le celebrazioni anche quella di Dario Fo con una mostra sulle sue macchine teatrali con cui aveva debuttato proprio alla Rocca Albornoziana con Lu Santo Jullare Francesco. Una mostra che vede la collaborazione della Direzione regionale Musei nazionali dell’Umbria e la Fondazione Fo. Presenti alla conferenza il direttore Costantino D’Orazio e Mattea Fo.

Tanto altro

Il Festival si espande inoltre in incontri, cinema e letteratura: Antonio Monda curerà le Lezioni di cinema, Leonetta Bentivoglio gli incontri letterari con ospiti come Matteo Maria Zuppi ed Emanuele Trevi, mentre Franca’s Legacy renderà omaggio a Franca Sozzani.

La città e i suoi spazi

“La città si trasforma durante il festival - commenta il sindaco Sisti - e tutti i suoi luoghi si aprono al pubblico consentendo di conoscere bellezze anche nascoste tra luoghi classici come il Teatro Romano, Piazza Duomo, il Teatro Caio Melisso e indirizzi meno frequentati come il Giardino di Palazzo Campello, il cortile della Rocca Albornoziana e la Basilica di San Salvatore, patrimonio Unesco che riapre al pubblico dopo dieci anni”.

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