Calamità
Il 29 aprile 1984 alle 7.02 una forte scossa di terremoto svegliò l'Umbria. L'epicentro fu localizzato nei pressi di Gubbio, ad una profondità di 6 chilometri e raggiunse il VII grado della scala Mercalli. La scossa, durata 20 secondi, fu avvertita in una vasta area dell'Italia centrale. A Gubbio crollò quasi completamente la volta della chiesa di Santa Maria della Piaggiola; ingenti danni furono registrati al Palazzo dei Consoli (in particolare nella torretta campanaria), al convento di San Francesco, alla scuola elementare Aldo Moro e ad altre strutture. Il sisma coinvolse anche altre località, danneggiandole fortemente come Assisi, Perugia, Città di Castello, Valfabbrica, Umbertide, e ancora Biscina, Camporeggiano, Castiglione, Scritto, Belvedere, Mengara, Morleschio, Piccione, Pierantonio, San Martino in Colle e Santa Cristina. Non si registrarono vittime, ma gli sfollati furono migliaia: si parla di circa 6 mila persone fuori casa, 1.200 abitazioni inagibili e 14 chiese lesionate. In alcune località, come Biscina e Carbonesca, furono allestite mense sotto capannoni agricoli. Nelle ore immediatamente successive alla scossa furono inviati mezzi di prima assistenza come roulotte, tende, cucine da campo e minibox. Ma la paura non finì con quella manciata di secondi perché le repliche proseguirono nelle ore successive e lo sciame sismico continuò per tutto il mese di maggio, lasciando la popolazione in uno stato di allerta costante.
La campagna ferita
Al danneggiamento nei centri abitati si aggiunse il dramma delle campagne. Le cronache dell'epoca raccontano di case coloniche danneggiate, famiglie rimaste senza un tetto e aziende agricole colpite duramente. In alcune frazioni l'emergenza non riguardava soltanto le abitazioni, ma anche le stalle e gli animali. Nel territorio di Gubbio, a Belvedere, crollò un capannone per il bestiame: alcune mucche rimasero uccise, altre furono estratte vive dalle macerie. Era una tragedia nella tragedia: c'era chi aveva perso la casa, chi la stalla, chi anche il bestiame. Per molti allevatori lasciare quei luoghi non era semplice, perché gli animali andavano accuditi, messi al riparo e nutriti.
Gli aiuti
Al governo c'era Bettino Craxi. La gestione dell'emergenza fu affidata alla Protezione civile, guidata dal ministro Giuseppe Zamberletti il quale raggiunse i luoghi colpiti dal sisma già nelle ore successive alla scossa, mentre venivano inviati mezzi di prima assistenza come roulotte, tende, cucine da campo e minibox. Il ministero degli interni, con un provvedimento per il Coordinamento della Protezione Civile con l'ordinanza n. 198 del 2 maggio 1984, dispose la sospensione per tre mesi di alcune scadenze legali e amministrative. Sul piano economico, fu varato il decreto-legge 26 maggio 1984, n. 159, il quale autorizzava, per il quinquennio 1984-1988, una spesa complessiva di 800 miliardi di lire. Le misure erano destinate alla riparazione e alla ricostruzione degli edifici e delle opere danneggiate, oltre agli interventi in favore delle popolazioni coinvolte.
La rinascita
L'Umbria riuscì a risollevarsi, ma non dimenticò. Gubbio, Assisi, Perugia e gli altri centri colpiti tornarono gradualmente alla vita quotidiana: chiese, palazzi, scuole, case coloniche e strutture pubbliche vennero controllati, riparati o ricostruiti. Il terremoto del 1984 lanciò un messaggio destinato a tornare negli anni successivi: il rischio sismico non riguarda soltanto i grandi centri monumentali, ma anche le campagne, le frazioni, le stalle, le case isolate, un patrimonio che rappresenta l'identità di un territorio. Purtroppo tutto questo venne confermato con il sisma del settembre 1997 che fu ancora più devastante.
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