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L'inchiesta del Corriere

Mancano i medici: pronto soccorso e rianimazione le aree più a rischio

Non solo una questione di numeri: dietro ai 324 profili in meno ci sono figure la cui assenza mette in ginocchio i servizi

Alessandro Antonini

28 Aprile 2026, 17:00

Mancano i medici: pronto soccorso e rianimazione le aree più a rischio

Mancano 324 dirigenti medici nelle corsie di ospedali e strutture sanitarie pubbliche umbre. Tanti i profili che servono: altrettante assenze che mettono in ginocchio interi reparti.

Poi ci sono i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta, a essere sotto organico.

Ma quello è un capitolo a parte.

La principale carenza si riscontra nei pronto soccorso, i medici di emergenza territoriale.

Sullo stesso piano gli anestesisti e rianimatori (si ricordi la carenza di letti, strumenti e professionisti durante il Covid). Poi ci sono gli specialisti ospedalieri: dalla microbiologia alla virologia, dalla farmacologia e alla patologia clinica. Tutte figure quasi introvabili, in numero consistente.

Piano assunzioni ko

La Regione per il 2025 aveva pianificato 711 assunzioni, suddivisi tra le 4 aziende umbre, con maggiore attenzione a quelle territoriali. Assunzioni aggiuntive rispetto a turn over e stabilizzazioni.

È stata definita l'assunzione di 239 dirigenti medici, 10 dirigenti medici veterinari, 17 dirigenti sanitari non medici, 4 dirigenti professionali ingegneri, 3 dirigenti amministrativi, 117 infermieri, 9 ostetriche, 69 tecnici sanitari della riabilitazione e della prevenzione, 23 operatori socio sanitari, 2 assistenti sociali, 137 impiegati tecnici, 81 impiegati amministrativi. Numeri così ripartiti tra le quattro aziende sanitarie: l'azienda ospedaliera di Perugia 84 unità, di cui 46 di personale dirigente e 38 del comparto; l'azienda ospedaliera di Terni 116 unità, di cui 41 di personale dirigente e 75 del comparto; l'azienda Usl1 290 unità di cui 82 di personale dirigente e 208 del comparto; l'azienda Usl2 221 unità di cui 104 di personale dirigente e 117 del comparto.

Ma come è finita? Nel report illustrato dalla giunta nell'ambito di question time in consiglio regionale dello scorso 11 dicembre, si davano per assunte, sul totale, 239 unità. Circa un terzo di quanto annunciato.

Concorsi e carenze

C’è sicuramente un problema di espletamento dei concorsi ma anche di penuria di medici.

Sul primo fronte Palazzo Donini a inizio 2025 ha istituito il tavolo regionale di concertazione per l'espletamento dei concorsi unici regionali, con cui si mira a centralizzare e a rendere sempre più efficienti i processi concorsuali garantendo al contempo imparzialità, celerità e trasparenza. “L'obiettivo principale - ha fatto sapere la giunta regionale dell’Umbria in una nota - è superare l'attuale frammentazione che spesso porta a sovrapporsi. Si punta ad una gestione più snella e coordinata dei concorsi, e ad una rapida immissione in ruolo e in servizio del personale”.

Tutto bene, però è il personale che scarseggia. È vero che la percentuale di medici per assistiti nel Cuore verde è superiore alla media nazionale, ma va anche tenuto conto che l’Umbria è la seconda regione in Italia per tasso di popolazione anziana e, quindi, per incidenza di malattie croniche, patologie che necessitano di una maggiore assistenza sanitaria.

Il problema è che per le condizioni di lavoro difficili nelle strutture regionali e statali, si assiste sempre di più a una fuga nel privato.

A rimetterci il servizio pubblico, quindi il diritto alla salute in senso universalistico.

In passato, non bastasse, a livello nazionale non è stata pianificata una adeguata strategia di assunzione in relazione alle previsioni di pensionamento degli stessi camici bianchi.

La traiettoria è stata aggiustata in corsa. Ma è ancora troppo presto per saggiarne gli effetti. Intanto i medici mancano. Nel numero di 324.

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