Attualità
L’ex cinema di corso Cavour, poi Spazio Zut, e ora Nuovo Cinema Vittoria riaprirà i battenti alla città il prossimo 6 maggio. Ma il nuovo capitolo di storia dei locali sotto le logge non è a costo zero. Dopo la cessazione del contratto con la Gestioni cinematografiche e teatrali società cooperativa, ora il Comune dovrà corrispondere all’ex gestore circa 9.900 euro tra indennità di avviamento (commerciale) e circa 1.000 euro imposti da decreto ingiuntivo arrivato dal Tribunale cui la controparte si era rivolta per sollecitare la liquidazione delle somme. La notizia della riapertura così come degli sviluppi della fine del rapporto con l’ex gestore, sono arrivate nell’ultimo Consiglio comunale. E non senza polemiche.
Nella seduta di giovedì la massima assise cittadina infatti è stata chiamata a deliberare proprio sul “riconoscimento debiti fuori bilancio” conseguente alla somma da versare alla cooperativa. A riavvolgere il nastro è stata l’assessore con delega al Patrimonio, Michela Giuliani, spiegando come la “vicenda è nata dal mancato rinnovo alla scadenza del contratto di locazione per effetto della disdetta operata dall’amministrazione nel 2014”, all’epoca inviata “16 mesi prima e non 18” come da legge 392/78, fino agli “effetti nella successiva scadenza del 15 ottobre 2024”, interrompendo così il rapporto di locazione e facendo sorgere la pretesa della controparte dell’indennità di avviamento, pari a 18 mensilità dell’ultimo canone corrisposto, 495 euro mensili.
L’Ente, ha spiegato Giuliani, ha risposto con una “condotta cautelativa” procedendo, dopo la riconsegna dell’immobile (28 febbraio 2025) ad una istruttoria con una serie di verifiche sulla natura giuridica del contratto e dello spazio, da cui è emerso che l’immobile rientra nel patrimonio indisponibile dell’Ente, qualificazione che prevede in termini di “rapporti” le concessioni amministrative dove “l’indennità di avviamento è generalmente esclusa”, mentre in questo caso fu scelta la strada del contratto di locazione commerciale: “Il problema - ha detto Giuliani - deriva da una scelta politica pregressa: se il rapporto fosse stato qualificato correttamente come concessione oggi non saremmo qui a discutere né di indennità né di atti giudiziari”. “Di fronte a un’obbligazione derivante da una scelta contrattuale discutibile, l’amministrazione ha ritenuto doveroso procedere con approfondimenti tecnici” ha aggiunto rilevando come comunque il tempo intercorso ha portato la controparte a ricorrere all’autorità giudiziaria.
Il quadro ha scatenato le reazioni dell’opposizione che ha ribadito la contrarietà alla scelta dell’amministrazione per il futuro dell’ex Zut. A partire dal consigliere Diego Mattioli (Foligno in Comune) che ne ha snocciolato i “costi”, tra i 9.900 in questione, i 27.909 euro per riallestirlo, e i 6.930 euro di mancate mensilità riscosse nell’anno di chiusura: “Fanno 43.763 euro caricati sul bilancio comunale per la volontà politica di cancellare una realtà che nel frattempo è mancata fortemente ai cittadini” ha detto Mattioli imputando al sindaco la scelta.
“Un danno culturale e sociale alla città indescrivibile” per Rita Barbetti (Partito democratico): “Ci lamentiamo che il centro muore ma lì venivano tante persone anche da fuori perché offriva tante attività di vario genere e per diverse età”. “Da questo resoconto emerge solo che è sempre colpa di quelli di prima” ha aggiunto David Fantauzzi (Movimento 5 stelle) che ha incalzato: “Se c’era la certezza che questo indennizzo doveva essere dato perché siete voluti andare in giudizio caricando di ulteriori 1.000 euro la spesa per i cittadini?” e poi “è stata tentata una via extragiudiziale?”. “Non c’era la certezza” ha replicato Giuliani ribadendo che la scadenza era frutto della disdetta del 2014.
In risposta alla minoranza anche il sindaco Stefano Zuccarini annunciando la riapertura: “Il 6 maggio lo riapriremo, sarà uno spazio rinnovato, e sarà dedicato alla città. Questa è la scelta politica. Non vogliamo chiudere niente ma dare questo spazio alla città e siamo convinti sia la scelta giusta, poi il tempo giudicherà se corretta o sbagliata. Ma ora sarà a disposizione di tutti e non delle élite che fanno comodo a voi”. Una definizione respinta dalla minoranza: “Tutto era meno che élite culturale, era frequentato da persone di ogni tipo - ha replicato secca Barbetti - Auspico che nonostante tutto ridiventi un centro per la città che non significa un contenitore vuoto con eventi occasionali”.
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