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"Selva oscura di Dante? Si trova a Terni". La tesi dei due studiosi Alessio Zenone e Luciano Ragni

La ricerca nel libro “Il cuore verde della Divina Commedia”

24 Aprile 2026, 09:57

"Selva oscura di Dante? Si trova a Terni". La tesi dei due studiosi Alessio Zenone e Luciano Ragni

La selva oscura? Stava a Terni! La lince è Cesi, Narni è il leone, la lupa... Passo Corese. Così la simbologia dantesca si trasforma in geografia dantesca. È la tesi di due studiosi ternani, Alessio Zenone e Luciano Ragni, cultori di Dante e di storia locale. Hanno presentato la loro ricerca, racchiusa nel libro Il cuore verde della Divina Commedia, ospiti della Società Dante Alighieri di Terni.

La ricostruzione è basata su suggestioni e ipotesi, così come tutti gli studi che collocano i paesaggi della Divina Commedia in contesti geografici reali. Le congetture nascono dal fatto che la peregrinazione di Dante, il suo esilio, sono registrati solo negli approdi, non nei percorsi. Per spostarsi lontano da Firenze, cacciato dal Papa e dai suoi guelfi, Dante può aver intrapreso strade diverse, calcato e conosciuto diversi luoghi. E allora, largo alle ipotesi.

Zenone e Ragni partono da un dato di fatto: Dante viene colpito da condanna mentre si trova a Roma; da lì deve raggiungere Forlì per mettersi in salvo. Deve quindi attraversare l'Appennino. Ergo, deve passare per l'Umbria. L'Umbria è una regione che Dante conosce bene. Deve averla visitata più volte, tanto che viene spesso citata nella Divina Commedia. Inoltre il sommo poeta, dopo l'esilio, deve cercare di evitare i luoghi in cui il potere papale è forte e radicato. Entrando nella bassa Umbria dovrà quindi scansare Spoleto, ma anche Narni, e Cesi, e le Terre Arnolfe. Ecco l'ipotesi: può aver calcato un itinerario parallelo alla via Flaminia, un vecchio percorso longobardo. Si tratta di una via rimasta attiva come percorso pedonale fino agli anni 80, poi caduta in disuso: collega Terni a Baiano di Spoleto passando per la sella di Appecano. Una via immersa nei boschi folti e rigogliosi dell'Umbria più impervia. In due parole: la selva oscura!

L'ipotesi del duo Zenone Ragni è questa: Dante si appresta a scrivere la Divina Commedia; per dare corpo all'incipit, la selva oscura e l'incontro con le tre fiere, si ricorda di quel viaggio lungo l'itinerario longobardo in Umbria. E lì colloca il meraviglioso inizio del poema.

Ipotizziamo - dice il professor Zenone -. Lo facciamo avendo ritrovato in loco tutta una serie di toponimi: strada La Selva, via della Selva, via della Lince, strada di Lione. Nei pressi del Nera, dove un tempo si traghettava per passare sull'altra sponda, c'è strada di Carone. L'assonanza con Caronte è evidente”.

Sul fronte della simbologia gli fa eco il collega Ragni: “Ipotizziamo che il dilettoso colle verso cui il poeta vuol salire sia Sant’Erasmo. Glielo impedisce la lince, che noi individuiamo in Cesi, in mano a Bonifacio VIII. Ricordo che Federico Cesi, quando darà vita all'Accademia dei Lincei, userà proprio la lince come simbolo”.

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