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ORVIETO

Nuova audioguida per il Pozzo della Cava: servizio scaricabile gratuitamente e fruibile anche al di fuori degli ambienti ipogei

23 Aprile 2026, 16:18

Nuova audioguida per il Pozzo della Cava: servizio scaricabile gratuitamente e fruibile anche al di fuori degli ambienti ipogei

Nuova audioguida per il trentennale della riscoperta della sorgente al Pozzo della Cava. Era il 25 aprile del 1996 quando gli addetti allo svuotamento di quest’ultimo la trovarono, sepolta sotto 12 metri di calcinacci e immondizia, a 350 anni esatti dalla chiusura al pubblico della struttura.

Si lavorava anche tutte le domeniche e i giorni festivi, unendo ditte con competenze archeologiche e speleologiche.

Il caso, purtroppo, ha voluto che la ricorrenza coincida con il primo anniversario del funerale dello scopritore del pozzo, Tersilio Sciarra, perciò nessun festeggiamento in pompa magna, ma un nuovo servizio per i visitatori, nel solco della valorizzazione del complesso archeologico.

Si tratta di una nuova audioguida scaricabile gratuitamente e fruibile anche al di fuori degli ambienti ipogei.

Al momento sono presenti tre itinerari: uno classico con i principali ritrovamenti archeologici dei sotterranei, uno a misura di bambino con i sette personaggi del pozzo e uno, leggermente più corposo, sul tema dell’acqua ad Orvieto, spaziando dai pozzi della Cava e di San Patrizio fino all’acquedotto, soffermandosi sui numerosi ritrovamenti legati all’acqua, sia sorgiva che piovana, che hanno consentito al complesso archeologico di essere inserito nella Rete mondiale dei musei dell’acqua dell’Unesco.

I gestori stanno collaborando con guide e associazioni del territorio per realizzare una quarta traccia che abbracci l’intera città. A Natale un quinto percorso sarà dedicato al presepio.

Queste le parole che lo scopritore del pozzo della Cava, rilasciò dieci anni fa, in occasione del ventennale, festeggiato, tra gli altri eventi, con una mostra, un annullo filatelico e la partecipazione della Compagnia delle Lavandaie della Tuscia: “Ritrovare la sorgente ha rappresentato un sogno durato dodici anni e costellato di lungaggini burocratiche incredibili, sebbene avessimo dichiarato di voler eseguire tutti i lavori a nostre spese. Domande presentate e ripresentate e ben sette anni di attesa per avere l’autorizzazione definitiva, in un gioco di rimpalli tra uffici e ufficetti in una nazione ancora priva di leggi per privati che volevano riportare alla luce i propri tesori e renderli fruibili”.

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