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“Grottesco” proporre il taglio degli uffici giudiziari della città anziché lavorare per ottenere “sei magistrati in più tra giudicanti e requirenti”. Così l’Ordine degli avvocati di Spoleto, guidato da Pietro Morichelli, sul documento con cui l’Anm (Associazione nazionale magistrati) guarda alla “chiusura degli uffici con meno di dieci pubblici ministeri e trenta giudici” per “destinare maggiori risorse umane ed economiche agli uffici con maggiori sofferenze” così “da migliorare l’efficienza e la qualità del servizio”.
La proposta dell’Anm, è chiaro, farebbe saltare non soltanto il tribunale di Terni con relativa procura della Repubblica, ma anche gli uffici giudiziari di Spoleto, ossia “i secondi del Distretto (umbro, ndr) per estensione territoriale e numero di procedimenti penali e civili”.
In questo quadro, il consiglio dell’Ordine sottolinea che “il complesso giudiziario spoletino è la spina dorsale dell’organizzazione del Distretto”, di cui ha riequilibrato la funzionalità, comprendendo anche “il principale ufficio di Sorveglianza sovrintendente a tre istituti carcerari” ed essendo “articolato a sua volta in quattro mandamenti di giudice di pace (Todi, Foligno, Spoleto, Norcia)”.
Non sfugge al presidente Morichelli, ma come del resto a tutti gli addetti ai lavori, che l’attuazione dell’assetto proposto dell’Anm metterebbe a rischio “la permanenza della stessa Corte d’Appello di Perugia”, motivo per cui lo sforzo dovrebbe andare in direzione opposta, ossia verso “il consolidamento dei tribunali di Spoleto e Terni”, considerato “il vero elemento di garanzia” per la Corte d’Appello di Perugia.
Le rassicurazioni arrivate dal governo, in Umbria intervenuto col sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, spingono l’Ordine degli avvocati di Spoleto a sbilanciarsi, dicendo che c’è “motivo di ritenere che il governo non accolga l’assurda proposta dell’Anm”, avendo palazzo Chigi “nel suo programma la rivalorizzazione della giustizia diffusa e prossimale ai cittadini”.
Nonostante questo, però, dal presidente Morichelli arriva un’indicazione netta ai rappresentanti istituzionali: “Regione e parlamentari di tutti i partiti pensino a esigere l’immediato incremento degli organici di Spoleto”, che sono stati conteggiati con clamoroso errore nel 2014, chiedendo subito quattro giudici in più (rispetto ai 16 attuali), due magistrati requirenti in più (rispetto ai 6 attuali) e più personale amministrativo, che resta tenuto in una sottodotazione inspiegabilmente punitiva.
E ieri sull’impatto locale della proposta dell’Anm è intervenuto anche il consigliere regionale Stefano Lisci (Pd), che ha annunciato “una mozione” per impegnare la giunta ad attivarsi col governo nazionale, il ministero della Giustizia e tutte le eventuali altre sedi competenti, affinché venga scongiurata ogni ipotesi di chiusura e anzi “si faccia promotrice con gli enti competenti per il potenziamento della pianta organica del tribunale di Spoleto”.
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