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“Dialoghi”, l’alfabeto incontra il pennello: 104 pagine speciali

Nel libro d’artista, realizzato dall’Associazione Aítia, la pittura di Salvatore Ravo e il font “Joan” disegnato dal grafico Paolo Biagini. Edizione limitata: 150 copie

21 Aprile 2026, 17:10

“Dialoghi”, l’alfabeto incontra il pennello: 104 pagine speciali

Cristallizza il momento, appena prima che una parola venga pronunciata, in cui tutto è ancora possibile. Un respiro sospeso, una vibrazione sottile tra il pensiero e il segno. È in quello spazio che nasce "Dialoghi", libro d'artista dalla tiratura limitata di 150 copie che invita ad entrare, sostare, ascoltare, tornare all'essenza, spogliandola di ogni ridondanza, aprendola ad ogni possibilità.

Il progetto prende forma dall'incontro tra due sensibilità diverse e complementari: la pittura dell'artista Salvatore Ravo e il font "Joan" disegnato dal grafico Paolo Biagini. Una convergenza naturale, come due linee destinate a incrociarsi.

Da una parte il gesto pittorico, libero, stratificato, carico di memoria. Dall'altra il segno tipografico, essenziale, misurato, capace di dare forma al pensiero. In mezzo, un dialogo silenzioso che diventa visibile.

Ventisei opere, una per ogni lettera dell'alfabeto, costruiscono l'ossatura delle 104 pagine del volume realizzato dall'Associazione Culturale Aítia. Ridurlo a un insieme di lettere sarebbe limitante. Non servono a comporre parole.

Si trasformano, si dissolvono, si espandono. Diventano presenze, giocano con mari, palme, nuvole e tramonti. Ogni tavola è un territorio da attraversare, una soglia da varcare. Il gesto pittorico non invade il segno, lo accoglie. Il colore non riempie, ma avvolge, sfiora, suggerisce.

È una materia che respira, che lascia spazio al silenzio tanto quanto alla forma. Sfogliando il libro, si ha la sensazione di entrare in una danza lenta e armonica. Pittura e carattere si cercano, si sfiorano, si riconoscono. A volte si sovrappongono, altre si tengono a distanza, come due voci che si ascoltano prima di rispondere.

In questo equilibrio fragile e prezioso, l'alfabeto perde la sua funzione didascalica e diventa esperienza. Non si legge, si abita. Le lettere, allora, si fanno eco di tracce in movimento, gesti sospesi nel tempo, ombre di una voce che sta per nascere ma che ancora non si è compiuta.

È un linguaggio primordiale, in cui parola e immagine coincidono. Un linguaggio che non chiede di essere decifrato, ma accolto.

Anche il supporto contribuisce a questa dimensione sensibile. Ogni opera è realizzata su carta prodotta a mano nella storica cartiera Amatudra di Amalfi. Una carta viva, irregolare, capace di trattenere il segno e allo stesso tempo di lasciarlo respirare. La materia diventa parte del racconto, custodisce il gesto, ne conserva l'intensità.

"Dialoghi" è, in fondo, una narrazione visiva che si muove tra due lingue, italiano e inglese, e si avvale dei contributi di Enzo Battarra, Aniello D'Iorio e Giuseppe Cantarini, ma che parla soprattutto una lingua universale, fatta di ritmo, spazio e percezione. Le parole accompagnano, ma non guidano. Sono presenze discrete, come il colore, come il segno.

E forse è proprio questa la bellezza più profonda del progetto: la capacità di restare in bilico, di non chiudersi in una definizione. "Dialoghi" – progetto sponsorizzato da Abbadia Medica, Aemo e Dolceamaro, presto al centro di una presentazione con relativa esposizione degli originali – non offre risposte, ma apre possibilità.

È un invito a rallentare, a osservare, a perdersi tra le lettere come in un paesaggio interiore. Perché, in questo libro, ogni lettera non è un inizio o una fine. È un passaggio.

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