ATTUALITÀ
Mercato del lavoro boom in Umbria nel 2025. Ma con lavori a bassa qualificazione. E quindi con stipendi molto più bassi della media.
Un circolo vizioso confermato anche dai report della Camera di commercio dell’Umbria. Le due dinamiche sembrano essersi ormai consolidate come inversamente proporzionali: per quanto aumentano i contratti, diminuiscono le retribuzioni.
Partiamo dalle buone notizie. Il tasso di occupazione (15-64 anni) in Umbria nel 2025, è pari al 69,1%, “valore significativamente superiore a quello medio italiano, 62,5%”, sottolinea il servizio statistico della Regione. La provincia di Perugia fa registrare un tasso leggermente superiore a quello della provincia di Terni, 69,4% contro 68,3%. Il Trentino Alto-Adige presenta il tasso di occupazione più alto tra le regioni italiane (72,9%), a seguire la Valle d’Aosta con il 72%, terza l’Emilia-Romagna con 71,4%; l’Umbria si colloca all’ottavo posto. A chiudere la classifica troviamo la Calabria con il 46,4%, la Campania con il 46,7% e la Sicilia con 47,3%.
Il tasso di disoccupazione (15-74 anni) “è pari al 4,6%, valore nettamente inferiore a quello medio italiano, 6,1%. All’interno dell’Umbria si riscontrano valori differenziati tra le due province: in quella di Perugia il tasso di disoccupazione è pari al 4,8%, nella provincia di Terni al 3,9%”, spiegano gli analisti di Palazzo Donini.
È sempre il Trentino Alto-Adige a presentare la performance migliore: tasso di disoccupazione 15-74 anni pari al 2%, a seguire la Lombardia con il 3% e il Veneto con il 3,4%. Qui l’Umbria si colloca al settimo posto. In fondo alla classifica si trova la Campania con il 13,9%, la Sicilia con il 12,2% e terzultima la Puglia con il 10%.
Secondo uno studio di Fondazione Di Vittorio e Cgil su dati Istat Fondazione Di Vittorio e Cgil, che lo ha presentato a Perugia.
In questo quadro l'Umbria spicca in negativo: lo stipendio medio lordo annuo dei dipendenti del settore privato è inferiore ai 21mila euro, che scende sotto i 17mila per le donne. Quello dei giovani supera di poco i 15mila euro. Sono del 10% sotto la media nazionale, con picchi negativi per i giovani, che scontano circa 3.900 euro rispetto alla media italiana.
La Camera di commercio dell’Umbria ha evidenziato come siano in aumento “le assunzioni programmate dalle imprese umbre, ma non cresce allo stesso modo la qualità della domanda di lavoro”. È questa, in sintesi, la lettura più netta che emerge dal bollettino Excelsior Informa per l’Umbria relativo ad aprile 2026 e al trimestre aprile-giugno 2026, il sistema informativo curato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Le entrate previste sono 5.960 nel solo mese di aprile e 19.500 nel trimestre, con un incremento rispettivamente di 120 unità e 1.240 unità rispetto agli analoghi periodi del 2025: in termini percentuali, +2,1% nel mese e +6,8% nel trimestre. Ma quale lavoro cresce? Per Prometeia nel 2026 si prevede una crescita del Pil regionale attorno al +0,6%, sostanzialmente in linea ma leggermente sotto il +0,7% nazionale. “Questo scarto tra crescita dell’occupazione programmata e crescita del prodotto non dimostra da solo un calo di produttività, ma suggerisce con forza una questione di fondo: l’economia umbra continua a generare lavoro più rapidamente di quanto riesca ad alzare il proprio valore aggiunto”, con l’aumento “soprattutto posizioni più fragili, meno pagate, meno capaci di spostare in alto il profilo competitivo del sistema regionale”. Solo il 8% delle entrate previste in Umbria ad aprile 2026 è destinato a personale laureato. Di più: appena il 12% riguarda dirigenti, specialisti e tecnici, una quota inferiore alla media nazionale, che si attesta al 14%. “È qui che il dato quantitativo cambia segno: il mercato del lavoro umbro si allarga, ma continua a farlo con una domanda troppo debole di capitale umano altamente qualificato. Non è un dettaglio statistico, è un indicatore strutturale”, evidenzia l’ente camerale. E il lavoro a bassa qualificazione significa stipendi sempre più risicati. Il circolo vizioso è servito.
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