Attualità
“Il posto fisso è sacro. Quante storie per un ruolo! Storie di insegnanti che ce l’hanno fatta... forse!?” è il titolo del nuovo libro del professor Mario Menghini con la collaborazione di Natascia Paolucci. Un libro, edito da Morphema, che racconta, attraverso la viva voce dei docenti, la corsa ad ostacoli dei prof precari per ottenere una cattedra fissa.
Un viaggio colto, ironico e profondamente umano nella scuola italiana, un’opera che si colloca con autorevolezza nel dibattito contemporaneo sulla pubblica istruzione, coniugando rigore analitico, profondità storica e una raffinata vena ironica, senza risparmiare qualche consiglio utile.
Il volume propone una ricostruzione ampia e documentata dell’evoluzione storico-giuridica del sistema scolastico, dall’unità d’Italia fino ai giorni nostri, restituendo al lettore la complessità di un’istituzione spesso percepita come immobile, ma in realtà attraversata da continue trasformazioni. Norme, riforme, tensioni culturali e mutamenti sociali si intrecciano in un percorso che illumina non solo la storia della scuola, ma anche quella del Paese.
Accanto alla dimensione normativa e teorica, il libro si distingue per un elemento di particolare valore: le testimonianze dirette dei docenti, raccolte attraverso interviste volontarie.
Voci autentiche che restituiscono, con immediatezza e verità, la quotidianità dell’insegnamento, tra vocazione, precarietà, responsabilità educativa e disincanto. È proprio in questo equilibrio tra riflessione e vita vissuta che emerge uno dei tratti più originali dell’opera di Mario Menghini.
Alla solidità dell’analisi si affianca infatti una sottile ironia, mai gratuita, ma capace di cogliere con precisione quasi letteraria le contraddizioni del mondo scolastico.
Emblematico, in tal senso, il capitolo dedicato alle note sul registro, che si configura come una sorta di micro-antologia dell’assurdo quotidiano. Episodi minimi, eppure rivelatori. Come quando, durante una lezione su Dante, l’argomento “De Vulgari Eloquentia” compare sul registro elettronico nella forma involontariamente deformata di “De Vulvari Eloquentia”: uno scarto linguistico che, quasi paradossalmente, sembra raccontare più di molte dissertazioni sulla distanza tra cultura alta e realtà scolastica. O quando, interrogato in Scienza degli Alimenti su dove si raccolgano i tartufi, uno studente risponde con disarmante modernità: “Su Google”.
Fino a sfiorare, talvolta, il limite del grottesco, come nella risposta provocatoria e volutamente irriverente di un alunno alla domanda del docente su come attirare la sua attenzione: “Si spogli!”.
Episodi che fanno sorridere, ma che, letti in controluce, restituiscono con sorprendente efficacia la complessità relazionale e culturale della scuola contemporanea. In questo intreccio di storia, normativa e vissuto quotidiano, il “posto fisso” assume un significato che travalica la dimensione occupazionale, configurandosi come simbolo di stabilità, riconoscimento e approdo esistenziale in un sistema che, paradossalmente, cambia di continuo. “Il posto fisso è sacro” è dunque un’opera che parla al mondo della scuola, ma non solo. È un libro che invita a riflettere sul senso dell’educazione, sul ruolo dell’insegnante e sulla capacità delle istituzioni di interpretare il proprio tempo, senza rinunciare a uno sguardo lucido - e, quando necessario, ironico - sulla realtà.
L’ironia è una costante per il professore dell’istituto Casagrande. Basti pensare che di recente ha dato alle stampe un libro sulla fiaba di Cenerentola in dialetto ternano.
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