L'evento
Wael Al-Dahdouh, la Montagna di Gaza
Mentre le telecamere di Al Jazeera seguivano il conflitto tra Israele e Hamas sulla striscia di Gaza, il reporter Wael Al-Dahdouh riceveva la tragica notizia della morte della moglie e dei suoi figli, ma non si è fermato e ha continuato a filmare subito dopo la loro sepoltura. Al-Dahdouh sarà uno degli speaker più attesi del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia che si svolgerà dal 15 al 18 aprile.
Al-Dahdouh
Il Festival internazionale del giornalismo, che quest’anno compie 20 anni, accenderà a Perugia i suoi riflettori sul mondo dell’informazione. Qui si incontreranno i giornalisti che hanno raccontato la storia all’umanità, da Gaza a Kyiv a Kabul: voci che hanno affrontato bombe, prigioni e minacce per raccontare la storia. Una su tutte è quella di Al-Dahdouh, capo della redazione e corrispondente di Al Jazeera a Gaza. Molti lo conoscono per il coraggio mostrato sul campo di guerra, rialzandosi dopo essere stato ferito e dopo aver perso le persone a lui care. Il 25 ottobre 2023 era in onda quando seppe che un missile israeliano aveva colpito il campo profughi di Nuseirat, dove la sua famiglia aveva cercato rifugio: in pochi secondi aveva perso, in diretta, la moglie Amna, il figlio Mahmoud di quindici anni, la figlia Sham di sette, e un nipote di un anno e mezzo. Solo due mesi dopo, vicino la città di Rafah, al confine con l’Egitto, un drone israeliano gli portò via anche il primogenito, Hamz, pure lui giornalista di Al Jazeera. Dopo aver seppellito suo figlio, Al-Dahdouh, come dopo i lutti precedenti, tornò in diretta. Non era la prima volta: “Cosa dovevo fare? Rimanere accanto ai miei cari e prendermi una pausa?”, ha raccontato in un’intervista. “Ho deciso di tornare al lavoro. Avevo paura di stare davanti alla telecamera, ma avevo una determinazione infinita ed ero attento a dimostrare il più alto grado di professionalità”. La voce della “montagna” (così chiamato dalla sua gente) non si spense neppure con l’attentato di dicembre 2023, quando un drone raggiunse lui e il suo cameraman Samer Abudaqa, mentre erano in missione a Khan Yunis, a sud della Striscia. Il suo collega perse la vita, mentre lui fu ferito gravemente alla mano destra che oggi porta fasciata in un tutore metallico. Il canale principale per i reportage di Al-Dahdouh è Al Jazeera English dove è possibile trovare reportage sul campo e interviste approfondite, come il documentario the Price of truth che ha seguito il giornalista nelle prime settimane della guerra, mentre i bombardamenti decimavano la sua squadra e la sua famiglia.
Libertà di stampa e prigionia
Anche quella di Alsu Kurmasheva è una storia che vale la pena ascoltare. La giornalista russo-americana lavorava per Radio Free Europe quando il 20 maggio 2023, mentre era da sua madre, fu fermata e poi arrestata a Kazan, in Russia, con l’accusa di non essersi registrata come agente straniero. Fu poi processata in segreto dalla Corte Suprema della Repubblica del Tatarstan e condannata a 6 anni e 6 mesi di colonia penale per diffusione di notizie false sulle forze armate russe; nello specifico, il reato che le fu ascritto fu quello di avere collaborato alla stesura del libro No alla guerra: 40 storie di russi che si oppongono all’invasione dell’Ucraina. La liberazione di Alsu Kurmasheva avvenne ad agosto del 2024, a seguito di uno scambio di prigionieri tra Russia, Stati Uniti e altri paesi che coinvolse 26 persone, tra cui Evan Gershkovich del Wall Street Journal, il primo giornalista statunitense arrestato in Russia con l’accusa di spionaggio dai tempi della Guerra Fredda.
Voci globali di dissenso e verità
Quando si parla di coraggio civile, legale e istituzionale, l’elenco di chi ha scelto di non tacere si allunga. C’è Yuval Abraham, il giornalista investigativo israeliano che ha co-diretto No Other Land, il documentario sui palestinesi espulsi dalle loro case che ha vinto il Premio Oscar 2025. C’è Maria Ressa, arrestata, processata e perseguitata per anni per aver documentato le esecuzioni sommarie nella "guerra alla droga" di Rodrigo Duterte; nel 2021 ha vinto il Nobel per la Pace insieme a Dmitry Muratov, il giornalista russo che assunse posizioni molto critiche verso il potere e la violazione dei diritti umani. C’è Carole Cadwalladr, la giornalista del Guardian che ha svelato lo scandalo di Cambridge Analytica, la società che aveva raccolto i dati di milioni di utenti di Facebook per influenzare il referendum sulla Brexit e per pilotare le elezioni degli Stati Uniti del 2016. C’è Olga Rudenko, direttrice del Kyiv Independent, una testata indipendente ucraina che sopravvive grazie a crowdfunding e abbonamenti dei lettori e che da anni racconta la guerra dall’interno. Ci sono Ivan Kolpakov e Galina Timchenko, fondatori di Meduza, il principale media indipendente russo, che il Cremlino da anni considera "agente straniero". Il coraggio istituzionale in Italia ha le voci di Roberto Saviano che dal 2006 vive sotto scorta dopo aver pubblicato Gomorra; Benedetta Tobagi e Mario Calabresi, entrambi orfani di padri assassinati durante gli anni di piombo, oggi tra i giornalisti più attivi nel dibattito pubblico italiano sul tema della memoria, della violenza politica e della democrazia.
Qui il link per leggere il programma del Festival internazionale del giornalismo
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