Ferentillo
Nuova luce su secoli di storia all’Abbazia di San Pietro in Valle, dove sono stati inaugurati il nuovo impianto di illuminazione e i restauri che hanno interessato dipinti murali, manufatti lapidei dell’abside e pavimento musivo.
Un intervento complesso e altamente specialistico, promosso e sostenuto dalla Fondazione Carit, che completa il percorso di consolidamento antisismico e restituisce piena leggibilità a uno dei complessi monastici più rilevanti del patrimonio umbro.

Avviati nel febbraio 2023, i lavori sono stati condotti dalla ditta guidata dal restauratore Gianni Castelletta sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria. Il nome di Castelletta, figura di riferimento nel settore del restauro conservativo, è legato a un intervento che ha richiesto un approccio estremamente prudente e scientifico, volto a garantire il massimo rispetto delle superfici originali e delle stratificazioni storiche.
Il cantiere ha portato anche a risultati inattesi di grande valore storico-artistico: durante i saggi stratigrafici eseguiti sulla volta del transetto sono emersi ulteriori cicli di affreschi, rimasti nascosti per secoli sotto strati di scialbo. Le superfici, una volta liberate e consolidate, sono state oggetto di un accurato restauro che ha permesso di recuperare cromie e dettagli iconografici altrimenti perduti.

Elemento centrale del progetto è il nuovo impianto illuminotecnico progettato da Carlo Maria Bogani, già noto per interventi di altissimo profilo come l’illuminazione della Cappella Sistina. Il sistema introduce una luce calibrata e non invasiva, pensata per valorizzare superfici pittoriche e materiali lapidei senza compromettere le condizioni conservative. Le sorgenti luminose, ad alta resa cromatica e modulazione progressiva, consentono una percezione naturale dei colori e una lettura più profonda degli spazi.
L’abbazia rappresenta un unicum nel panorama storico e artistico dell’Italia centrale. Di particolare rilievo il ciclo di affreschi romanici che sono stati oggetto di studio da parte di maestri come Giotto e Cavallini.
La cerimonia è stata moderata dall’avvocato Folco Trabalza, che ha guidato gli interventi istituzionali e i momenti di presentazione del progetto, contribuendo a scandire le diverse fasi dell’inaugurazione. Ad aprire gli interventi l’arcivescovo Renato Boccardo dell'archidiocesi di Spoleto-Norcia, che ha richiamato la dimensione spirituale del recupero. “Abbiamo bisogno di luoghi come questi – sottolinea Boccardo - che invitino alla sosta e alla riflessione. In un tempo complesso, questi affreschi tornano a parlarci e ci chiedono di andare oltre la superficie dell’immagine per coglierne il significato più profondo”.

Gli fa eco il presidente della Fondazione Carit Emiliano Strinati. “Questo luogo non è soltanto un bene da conservare, - continua Strinati - ma un organismo vivo che continua a parlare al presente. Il nostro compito è metterlo nelle condizioni di essere ascoltato e compreso, senza sovrastrutture e con il massimo rispetto della sua identità storica”.
Ampio spazio anche agli interventi istituzionali. L’assessore regionale Thomas De Luca, oltre a portare i saluti della presidente della Regione Stefania Proietti, ha espresso “profonda gratitudine per un intervento che restituisce alla comunità un bene culturale di straordinario valore, riaprendo un dialogo tra la valle e la sua storia”.
Il sindaco di Ferentillo, Elisabetta Cascelli, ha invece sottolineato “il forte legame tra la popolazione e l’abbazia, che torna oggi a essere punto di riferimento identitario e culturale per l’intero territorio”. L’inaugurazione segna così non solo la conclusione di un importante intervento di restauro, ma anche l’avvio di una nuova fase di valorizzazione. Tra luce calibrata, superfici ritrovate e stratificazioni riportate alla memoria, l’abbazia si riaffaccia al presente come spazio vivo di spiritualità, ricerca e cultura.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy