GUBBIO
Verrebbe da dire, parafrasando e giocando su una celebre frase dei Promessi Sposi che “quella piazza s’ha da rifare”. Piazza Grande torna infatti al centro del dibattito pubblico.
Dal maxi intervento di riqualificazione, costato circa un milione di euro (200 mila del Comune e 800 mila del Fondo cultura del Ministero) e inaugurato nel 2024, continuano a emergere criticità che stanno alimentando polemiche tra cittadini, tecnici e politica.
Fin da subito, infatti, la nuova pavimentazione in cotto ha sollevato dubbi. Già nei mesi successivi all’inaugurazione si sono manifestati segnali evidenti di deterioramento: mattoni che si scheggiavano, superfici irregolari e un diffuso cambiamento di colore, con zone più scure o più chiare rispetto al disegno originario.
A queste problematiche si aggiunge un fenomeno che ha colpito particolarmente l’opinione pubblica: la comparsa di estese macchie biancastre, dovute al cosiddetto salnitro. Un effetto che, oltre a compromettere l’estetica di uno dei luoghi simbolo della città, evidenzia un’anomalia di fondo: quel tipo di mattone potrebbe produrre sempre salnitro a seconda delle diverse condizioni meteo.
Secondo alcune analisi tecniche emerse già durante i lavori, i mattoni utilizzati presenterebbero caratteristiche non ideali per un utilizzo esterno. In particolare, la loro elevata porosità li renderebbe più soggetti all’assorbimento d’acqua, favorendo fenomeni di degrado precoce soprattutto in caso di abbassamento termico prossimo o addirittura sotto lo zero per via dell’aumento di volume dell’acqua gelata. Un geologo e docente universitario aveva infatti espresso perplessità sulla qualità del materiale, sottolineando rischi legati a resistenza e durabilità nel tempo.
Le criticità non si limitano però alla superficie. Uno degli aspetti più preoccupanti ha riguardato e sembra continui a riguardare le infiltrazioni d’acqua nei sottostanti Arconi di via Baldassini, la struttura storica che sorregge la piazza. In più punti sono state documentate perdite e umidità, segno che il sistema di impermeabilizzazione potrebbe non essere adeguato o che qualcosa non abbia funzionato nella realizzazione dell’intervento.
Anche l’altra mattina sono state evidenziate microfratture, scheggiamenti e fessurazioni tra i mattoni, in alcuni casi anche di diversi centimetri, che rischiano di compromettere ulteriormente la “tenuta” complessiva della pavimentazione. Gli interrogativi che sono stati avanzati da tempo a cui nessuno finora ha riposato in maniera chiara, documentata e sopportata da elementi scientifici e se questi fenomeni siano legati sia alla qualità dei materiali e/o a movimenti strutturali della piazza, che - come noto - poggia su una complessa architettura medievale sospesa.
Intanto, tra cittadini e osservatori cresce la preoccupazione. Piazza Grande non è solo uno spazio urbano, ma il simbolo identitario della città, come il Palazzo dei Consoli, incastonato in un’acropoli semplicemente splendida. Proprio per questo, ogni segno di degrado assume un valore che va oltre l’aspetto tecnico, toccando il rapporto tra tutela del patrimonio e qualità degli interventi pubblici.
La questione resta aperta e con il degrado della pavimentazione già iniziato, rischia ogni giorno di più di diventare un caso emblematico di gestione discutibile delle opere pubbliche.
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