foligno
Il passo dei visitatori risuona nelle severe stanze di Palazzo Trinci, dove ad aprire le Giornate dantesche è la lectio magistralis del professor Andrea Riccardi. Nel cuore del pomeriggio folignate, la città riannoda il filo con il suo poeta più universale - qui, nell’aprile del 1472, fu stampata per la prima volta la Divina Commedia - aprendo una riflessione che è insieme memoria e identità. Ad accogliere l’ospite e il pubblico che gremisce la Sala Sisto IV è l’assessore alla Cultura Alessandra Leoni, che ribadisce il legame profondo tra Foligno e Dante: la città è ormai punto di riferimento nel circuito delle città dantesche. Il filo conduttore dell’edizione è l’XI Canto del Paradiso, dedicato a San Francesco, nel segno degli ottocento anni dalla sua morte. A introdurre la lectio è la dottoressa Cristiana Brunelli, che richiama il valore dell’iniziativa e i patrocini, dalla Società Dante Alighieri alla Società Dantesca Italiana, fino agli italianisti e al Festival del Medioevo.
Poi la parola passa a Riccardi, che conquista subito la sala: “Siete venuti per una lectio magistralis, anche se nella brochure non c’è il titolo. Se dovessi darlo ora: ‘Se Francesco tornasse’”. Da qui si snoda un racconto tra storia e presente. Il punto di partenza è Assisi, con oltre 350 mila persone in un mese davanti alle spoglie del santo: “Non consumismo turistico, ma un rapporto profondo”. È questa attrazione, a otto secoli di distanza, a interrogare il nostro tempo. “Francesco è piccolo e grande insieme: nella fragilità guarda avanti”. E alla domanda di frate Masseo “perché tutti lo seguono” risponde con disarmante semplicità: “Perché il Signore non ha mai trovato uno così debole”.
Una debolezza che diventa forza in un’epoca, la nostra, che esalta potere e denaro. Non a caso è Dante a coglierne la grandezza, raccontando il matrimonio con Madonna Povertà. Ma il Francesco reale - osserva Riccardi - è lontano dalle immagini solenni: piccolo, essenziale, eppure capace di attrarre, di “sedurre” spiritualmente uomini e donne. Il discorso si allarga a Dante e all’Italia di oggi: “Siamo una società spaesata. Per guardare avanti dobbiamo riprendere la nostra storia”. Una storia di pensiero e visioni, non solo politica. “Dante è il primo riferimento dell’Italia della lingua e della cultura, all’origine del nostro umanesimo”. E Francesco ne è espressione viva. Infine, il messaggio: “Francesco è il Vangelo vivente, uomo di pace capace di dialogare anche con il sultano”. Un gesto che resta nel tempo: “L’incontro e il dialogo sono semi che nei secoli danno frutto”.
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