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guerra in medio oriente

Flavio Lotti (Fondazione PerugiAssisi): “Ora serve agire. Pronti con una marcia degli studenti"

La politica chiamata a intervenire: "Il pericolo è più che mai reale, le parole non bastano più"

Catia Turrioni

09 Aprile 2026, 08:30

Flavio Lotti (Fondazione PerugiAssisi): “Ora serve agire. Pronti con una marcia degli studenti"

Le parole non bastano più. Il rischio è che la tregua sia solo apparente e che si vada verso una guerra infinita. La politica deve muoversi: ora più che mai serve un’azione concreta”. A parlare è Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, che descrive un clima di forte incertezza: “Conosciamo il giorno d’inizio, ma nessuno riesce a intravedere quello della fine - evidenzia - la tregua annunciata in Iran non basta a rassicurare. Non c’è tregua per il popolo libanese e nella Striscia di Gaza - nonostante accordi formali - si continua ad ammazzare, torturare e distruggere in modo selvaggio”.

Il rischio, dunque, è che anche per quanto riguarda l’Iran la tregua venga usata come copertura narrativa, mentre la guerra prosegue con altre modalità. E l’allarme riguarda anche l’uso di “espressioni inedite”, come le definisce Lotti, che evocano l’imminenza di una apocalisse atomica. Chi denuncia questi rischi viene spesso accusato di catastrofismo, ma il paragone con la crisi climatica è immediato: “Gli ambientalisti erano considerati esagerati e oggi vediamo gli effetti: innalzamento dei mari, eventi estremi, bombe d’acqua, territori devastati”, spiega Lotti. Da qui l’appello a prendere sul serio gli allarmi prima che sia troppo tardi: “Se non reagiamo, anche questo ennesimo grido rischia di restare lettera morta”.

Al centro della critica c’è soprattutto l’assenza di una politica di pace. “Non bastano le dichiarazioni -dice Lotti - serve un intervento politico deciso per isolare chi alimenta il conflitto”. Nonostante gli orrori che si susseguono, uno spiraglio resta sempre. “I margini per ritrovare la via della pace esistono sempre, anche nei momenti più bui della storia, come durante la guerra fredda e corsa al riarmo nucleare in Europa. La speranza è che si arrivi presto a riconoscere il limite oltre il quale c’è solo lo strapiombo senza ritorno - evidenzia Lotti”.

Nel frattempo la società civile torna a mobilitarsi. Sabato 18 aprile si terrà una nuova marcia della pace da Santa Maria degli Angeli ad Assisi, tappa conclusiva del meeting nazionale delle scuole di pace. Alla manifestazione parteciperanno oltre mille giovani studenti provenienti da tutta Italia. L’iniziativa si muove sui passi di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, di cui ricordiamo l’ottavo centenario: un uomo che ha fatto del rifiuto della guerra e della fraternità, del dialogo e dell’impegno per la pace una scelta di vita. Oggi, però, assume un significato più ampio. “È un’occasione per unirsi alle nuove generazioni e non lasciarle sole - conclude Lotti - un’iniziativa che, nel contesto attuale, suona come una vera e propria chiamata all’impegno personale per la pace”.

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