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La prima Pasqua del vescovo Felice Accrocca tra sacro e profano: il racconto

Nella celebrazione solenne il richiamo a ricucire le relazioni interrotte. Poi ha ricevuto l’uovo di cioccolato dal più piccolo dei chierichetti

07 Aprile 2026, 08:50

La prima Pasqua del vescovo Felice Accrocca tra sacro e profano: il racconto

Pasqua e Pasquetta baciate dal sole, con la città invasa da visitatori e un centro storico che torna a respirare il ritmo delle grandi occasioni.

In piazza della Repubblica e largo Carducci, le rassegne Anticamente e Artigianando hanno fatto registrare numeri importanti, trasformando le vie in un crocevia di curiosi e appassionati. Tra bancarelle e colori, l’offerta ha spaziato dal collezionismo al vintage, fino al modernariato, mentre Artigianando ha dato voce al piccolo artigianato locale. Le due iniziative, promosse dall’associazione Indivenire, hanno confermato la loro capacità di coniugare tradizione e richiamo turistico, con ricadute evidenti per gli operatori.

Ma la Pasqua è stata anche momento di raccoglimento. In una cattedrale di San Feliciano gremita, il vescovo Felice Accrocca ha presieduto la celebrazione solenne, segnando uno dei passaggi più significativi delle festività. Nell’omelia, il presule ha richiamato il Vangelo della corsa di Pietro e Giovanni verso il sepolcro, trasformandolo in una metafora potente della contemporaneità: una corsa affannata, spesso vuota, che riflette l’inquietudine dell’uomo moderno.

Viviamo in una società che somiglia a un tritacarne”, ha osservato, denunciando un’esistenza consumata in fretta, senza gusto, tra distrazioni e smarrimento. Da qui l’invito a cambiare passo: riscoprire il senso delle cose, cercare “le cose di lassù” senza dimenticare la concretezza della vita quotidiana, restituendo valore ai gesti semplici e alle scelte di ogni giorno.

Parole dure anche contro “i signori della guerra”, indicati come responsabili di una pace tradita in nome del potere e del profitto, con il monito di una responsabilità che, ha sottolineato, non potrà essere elusa.

Infine, un richiamo più intimo e diretto: ricucire relazioni interrotte, tendere la mano, anche solo con una telefonata, a chi si è allontanato. Un segno piccolo, ma capace di riaccendere legami.

A chiudere la celebrazione, un momento di leggerezza e umanità. Il parroco don Cristiano Antonietti ha raccontato con ironia dell’enorme uovo di Pasqua da otto chili aperto la sera della vigilia per i bambini, senza che ne restasse neppure un pezzetto per il vescovo. A rimediare ci ha pensato il più piccolo dei chierichetti, che gli ha donato un uovo tra gli applausi dei fedeli. Accrocca ha sorriso, lo ha abbracciato, e in quel gesto semplice si è concentrato il senso più autentico della festa: una comunità che si ritrova, tra fede, quotidianità e piccoli segni di affetto condiviso.

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