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In tre mesi nati 140 bambini all'ospedale di Foligno: viaggio nel reparto di ostetricia con il dottor Radicioni

Il 2025 si è chiuso a quota 806, il picco post Covid nel 2024 con oltre 900 parti

07 Aprile 2026, 08:03

In tre mesi nati 140 bambini all'ospedale di Foligno: viaggio nel reparto di ostetricia con il dottor Radicioni

Il secondo piano dell'ospedale San Giovanni Battista di Foligno ha un suono che non si confonde: è quello dei nuovi inizi. Vagiti che attraversano i corridoi, porte che si aprono e si richiudono senza sosta, passi rapidi e sicuri delle ostetriche. E poi i dettagli che raccontano la vita che arriva: fiocchi rosa e azzurri appesi alle porte, mazzi di fiori ancora freschi, gli occhi lucidi dei papà che entrano in punta di piedi.

È qui, nel reparto di ostetricia, che dall'inizio dell'anno sono venuti alla luce oltre 140 bambini. Un numero che, letto dentro la curva in discesa della natalità italiana dopo la pandemia, assume il valore di un piccolo, ostinato segnale di speranza.

Il via vai è continuo, quasi ritmato. Medici, infermieri e ostetriche si muovono con la naturalezza di chi ogni giorno abita il confine sottile tra l'attesa e la gioia. Ogni stanza custodisce una storia diversa, ma tutte si assomigliano nell'epilogo: il primo pianto, l'abbraccio che scioglie la tensione, uno scatto veloce per annunciare al mondo che una nuova vita è iniziata.

Mentre attraversiamo il corridoio, spuntano anche i “nasi rossi” della clownterapia dell'associazione Oasi. Sono diretti in Pediatria, ma si fermano davanti al parco culle: una foto, qualche battuta, sorrisi che si accendono all'improvviso. È un frammento di leggerezza che attraversa il reparto, prima di proseguire verso chi ha più bisogno.

Dopo gli anni segnati dal Covid, il picco si è registrato nel 2024, chiuso con oltre 900 parti. Nel 2025 i nati sono stati 806. Numeri che, nel contesto della denatalità, raccontano comunque la vitalità di un presidio che continua ad attrarre anche fuori territorio: arrivano donne dal comprensorio, dalla Valnerina, da Spoleto, dove il punto nascite del San Matteo degli Infermi è chiuso dal 2020.

A raccontare cosa c'è dietro quei corridoi è il dottor Maurizio Radicioni. Il bilancio dei primi mesi dell'anno segna una lieve flessione a gennaio, seguita però da una ripresa. Sul piano clinico, il dato è chiaro: la percentuale di cesarei resta contenuta, limitata ai casi necessari per indicazioni o patologie, mentre quelli d'urgenza si mantengono sotto il 25%. Da oltre dieci anni, inoltre, più di un terzo dei nati ha genitori stranieri, un dato in linea con il quadro nazionale.

Il reparto non registra casi di patologie neonatali gravi. Vengono gestite problematiche respiratorie con ventilazione non invasiva; i casi più complessi vengono trasferiti in terapia intensiva. Un'organizzazione che rappresenta un punto di forza per l'Asl Umbria 2, sostenuta dalla competenza e dalla dedizione del personale.

Dietro ogni numero, però, c'è una squadra. Un lavoro compatto, quasi invisibile agli occhi di chi entra per la prima volta. Il merito, sottolinea Radicioni, è anche dell'eccellente gruppo di ostetriche coordinate da Mariella Orlando Oronza e Gaia Sigismondi, insieme ai medici e a tutto il personale di ostetricia, nido e pediatria. Un lavoro fianco a fianco, continuo, che regge una mole importante di attività.

Eppure, anche in un reparto che funziona, lo sguardo è già avanti. Si avverte la necessità di dotarsi di un nuovo cardiotocografo, strumento fondamentale per monitorare il battito cardiaco fetale e seguire ogni fase, dal travaglio ai momenti precedenti. Un dispositivo di ultima generazione, una sorta di “Ferrari” della diagnostica ostetrica: capace di leggere in profondità il benessere del bambino, distinguere con precisione tra condizioni serene e situazioni che richiedono attenzione.

Un investimento importante, che guarda anche alla generosità di un benefattore. Perché qui, dove ogni giorno si misura la fragilità e la forza della vita, anche la tecnologia può fare la differenza.

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