il caso
A lanciare l’allarme era stata l’associazione Per Terni Città Universitaria del professor Giocondo Talamonti. Che aveva segnalato il mancato completamento, dopo più di 20 anni, della sede del Corso di laurea in Medicina in via Cesare Mazzieri. “L’edificio fu realizzato nell’anno accademico 2004/2005. Il progetto, firmato dall’architetto Mario Vagata, prevedeva una struttura moderna e funzionale: una torre semiellittica di 5 piani, collegata tramite un ponte sospeso al parcheggio dell’Azienda ospedaliera “Santa Maria” e da un’ampia scalinata al piazzale antistante.
All’interno della torre - prosegue l’associazione - trovano spazio una grande sala riunioni al piano terra, gli uffici amministrativi, 10 sale studio per gli studenti, la biblioteca ed 8 sale per le riunioni dei docenti, tutte dotate di impianti wireless. Tutto ciò è stato realizzato e ha rappresentato un importante punto di riferimento per il corso di Medicina a Terni. La struttura è infatti frequentata dagli studenti anche fuori dall’orario delle lezioni, grazie alla disponibilità degli spazi, ed è strategica per la vicinanza all’ospedale.
All’ultimo piano era però prevista l’aula magna, ancora lasciata allo stato grezzo, in attesa dei finanziamenti necessari per il completamento e l’arredamento. Lo spazio non è stato ancora ultimato e la struttura presenta oggi anche problemi di manutenzione, tra cui infiltrazioni d’acqua. L’atto iniziale era stato firmato da Comune di Terni, Regione, Università e Azienda ospedaliera ed Enrico Melasecche, ora capogruppo della Lega in Regione, lo aveva sottoscritto per conto del Comune quando era vice sindaco di Ciaurro.
“Dopo vari anni e qualche peripezia - ricorda - fu realizzato un bellissimo edificio quando Terni aveva ancora ambizioni di essere “città universitaria” e non declassata a sede periferica di tre corsi di laurea, sempre meno attrattivi in termini di proposte didattiche e quindi di studenti ed il seminterrato di quella sede doveva ospitare il centro di ricerca di livello internazionale del professor Andrea Crisanti, noto microbiologo allora docente a Perugia.
Sembra trascorso un secolo da allora con Terni che - continua Melasecche - ha fatto, anno dopo anno, molti passi indietro a causa di una politica subalterna rispetto ad altre logiche di difesa del territorio”. Melasecche si associa alla richiesta dell’associazione Per Terni Città Universitaria, ma chiede a tutti, “con la presidente Proietti che sta facendo di tutto per trasferire il nuovo ospedale altrove, raddoppiando peraltro i già proibitivi costi che il project financing aveva, se ha un senso guardare il proprio naso piuttosto che la luna.
A distanza di un anno e mezzo dall’insediamento della nuova giunta regionale, il cui colore politico è analogo a quello dell’associazione citata, è possibile che si debba attendere la fine del 2026 per leggere nel nuovo Piano sanitario regionale, quale soluzione dare al problema del nuovo ospedale? Ha senso completare la sede attuale di Medicina se, viceversa, andrà tutto a finire in un nuovo quartiere creando a Colle Obito un’altra Monteluce?
Sono convinto che la procedura dei rinvii perseguita dalla giunta Proietti, insieme a quella di continuare a fare interventi sul vecchio ospedale, ben oltre le risposte indispensabili ed urgenti, ha come obiettivo - osserva Melasecche - di far trovare tutti i ternani impantanati nelle sabbie mobili di un progetto ultra costoso, ultra complesso, lunghissimo, in modo da giustificare l’ennesima grande buggeratura che si sta perpetrando alla città.
Ho salutato con soddisfazione la possibile firma di un accordo di programma fra Comune e Regione. A condizione che - precisa - il contenuto non tradisca l’obiettivo di avere un nuovo ospedale modernissimo, attrattivo, dal costo più basso possibile ragionevolmente parametrato ai 600 posti, sempre da tutti ribaditi, contraendo la variabile tempo con un cronoprogramma serio, verificabile. Il resto - conclude - sono solo chiacchiere che offendono l’intelligenza di chi ce l’ha”.
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