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Attualità

Finti messaggi di Cup e Fisco, è allarme per la truffa dell’893: ecco come difendersi

Raffica di falsi avvisi e chiamate a pagamento

Catia Turrioni

30 Marzo 2026, 08:21

La nuova truffa che sta colpendo anche gli umbri: ecco cosa c'è da sapere

Negli ultimi giorni in Umbria è tornata a circolare con forza la truffa dei numeri 893, una delle più insidiose perché capace di sfruttare ansie reali - dalla salute alle pratiche fiscali - per svuotare il credito telefonico delle vittime e, a volte, per conoscerne i dati sensibili. La novità, segnalata nelle ultime ore, è che oltre al Cup, alle Asl e ai Caf, nel mirino dei truffatori è finita anche l’Agenzia delle Entrate. A lanciare l’allerta già nei mesi scorsi era stato il circuito Umbria in Salute, che ha rilevato una campagna di falsi sms (smishing) in cui viene utilizzato impropriamente il nome del Cup, il Centro unico di prenotazione.

Il copione è sempre lo stesso: messaggio breve, tono urgente, invito a richiamare un numero che inizia per 893. Chi è in attesa di una visita o di un esame difficilmente ignora quel messaggio. E proprio su questo fanno leva i truffatori. Dalla Regione ribadiscono: non si tratta di comunicazioni ufficiali. Il Cup non invia sms di questo tipo e non chiede mai di essere ricontattato tramite numeri a pagamento.

Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace. Chi richiama finisce su una linea a sovrapprezzo, dove un operatore - spesso con toni vaghi - trattiene la conversazione il più possibile. Il costo può superare i due euro al minuto. Bastano pochi minuti per ritrovarsi con decine di euro scalati dal credito. È la cosiddetta tecnica del callback phishing: a differenza delle truffe tradizionali, qui è la vittima a fare il primo passo, convinta di risolvere un problema. Alcuni dettagli possono aiutare a smascherare il raggiro, per esempio nomi sbagliati o inventati come Centro unico primario o Gestione unica prenotazione; messaggi generici e allarmanti; numeri con prefissi 893, 899 o 895; assenza di riferimenti chiari e verificabili.

Nelle ultime settimane lo schema si è allargato. Sms e messaggi WhatsApp invitano a richiamare numeri 893 parlando di rimborsi fiscali, pratiche in sospeso o problemi legati alla tessera sanitaria, questa volta a nome dell’Agenzia delle Entrate. Anche in questo caso, l’obiettivo è identico: far partire la telefonata a pagamento. L’Agenzia ha chiarito di essere totalmente estranea a queste comunicazioni e invita i cittadini a verificare sempre attraverso i canali ufficiali. Segnalazioni simili arrivano anche dai Caf, i centri di assistenza fiscale, i cui nomi vengono usati per rendere i messaggi più credibili. La raccomandazione è sempre la stessa: nessun operatore serio chiede dati personali via sms o invita a richiamare numeri a pagamento.

Come difendersi? Le indicazioni delle associazioni dei consumatori restano semplici ma fondamentali: Non richiamare numeri sospetti; non rispondere ai messaggi; non fornire dati personali o bancari. In caso di dubbio, meglio verificare direttamente con i canali ufficiali oppure segnalare tutto alla polizia postale o al proprio operatore telefonico. Il successo di queste truffe sta anche nei piccoli importi sottratti: cifre contenute (da 15 a 50 euro) che spesso non vengono denunciate, permettendo al sistema di andare avanti e moltiplicarsi.

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