TERNI
Al Fege (Festival editoria e giornalismo emergente) ieri pomeriggio i riflettori si sono accesi sul premio Oliviero Beha, consegnato a tre figure di spicco del panorama mediatico italiano e internazionale: il giornalista e conduttore televisivo Francesco Giorgino, il produttore televisivo Lucio Presta e il giornalista e saggista Federico Rampini.
Un riconoscimento che ha unito memoria e attualità, celebrando il giornalismo di qualità in un momento storico segnato da sfide senza precedenti per l’informazione.
La cerimonia ha preso il via con un viaggio nel percorso professionale di Francesco Giorgino, dalle prime esperienze in Rai fino alla conduzione dei principali programmi televisivi, con un’analisi appassionata dello stato dell’informazione oggi. Giorgino ha dipinto un quadro complesso, in cui “informazione” e “giornalismo” non sempre coincidono.
“Direi che il contesto che stiamo vivendo è particolarmente complesso - ha sottolineato Giorgino - e a maggior ragione in questo particolare momento storico serve un giornalismo di qualità, servono attività incentrate sulla mediazione simbolico-culturale tra la realtà rappresentabile e il pubblico. Ho coniato già qualche tempo fa, una espressione che credo restituisca meglio di qualunque ragionamento il senso di questa complessità, perché ho detto che stiamo vivendo, fin da quando si è strutturato l'ecosistema comunicativo digitale, l'era dell'informazione senza giornalismo e del giornalismo senza informazione.”
“Nel senso che queste due parole, informazione e giornalismo, che un tempo mai avremmo immaginato potersi separare, si sono di fatto separate. Ci sono tante persone che percepiscono quello che credono essere informazione come se in realtà fosse prodotta dall'organizzazione professionale giornalistica, mentre invece così non è e quindi incorrono anche inconsapevolmente, devo dire, nei rischi che sono appunto connessi a questa informazione che viene considerata tale mentre tale non è.”
“Contemporaneamente però devo dire che c'è anche un giornalismo senza informazione perché talvolta - ha aggiunto - il giornalismo si allontana da quella che è la sua funzione fondamentale e quindi di stimolo critico, di interpretazione del nostro tempo e di segnalazione di quelle che sono le priorità per l’opinione pubblica.”
Giorgino ha poi indicato le possibili strade da percorrere, tra competenze digitali e alfabetizzazione del pubblico: “Intanto bisogna lavorare sull'innalzamento delle nostre competenze - ha continuato - anche tecnologiche e digitali, per esempio avere una grande conoscenza di quella che è l'intelligenza artificiale in tutte le sue declinazioni e poi fare un'attività che si chiama tecnicamente Media Literacy, cioè mettere il pubblico in condizione di avvalersi degli strumenti che sono utili per discernere il vero dal falso, ma anche il vero dal verosimile, quindi potenziare il livello di alfabetizzazione digitale del pubblico per schivare tutta una serie di pericoli che sono comunque connessi all'ecosistema attuale.”
Dal mondo della produzione televisiva, Lucio Presta ha raccontato il valore umano e professionale del suo lavoro: “Il mio è un ruolo straordinario, se è fatto con passione, professionalità, etica e morale, è ancora un ruolo necessario.
Non è una questione di contratti, ma di costruire ruoli, squadre di lavoro, professionisti. Il mio lavoro è più complicato di quel che sembra.
Ho conosciuto Oliviero Beha e già solo ricevere un premio intitolato alla sua memoria mi rende l’uomo più felice della terra. E poi questa è una città che amo moltissimo: sono stato qui con Benigni a Papigno, ho fatto due edizioni di Music Pharma, mi sono occupato, insieme ad amici, della Ternana.”
Collegato da Washington, Federico Rampini ha offerto una fotografia del giornalismo internazionale, raccontando il progressivo ridimensionamento delle risorse per i corrispondenti esteri e le difficoltà crescenti nel raccontare alcuni Paesi.
“Oggi i giornali sono molto più poveri”, ha sottolineato, con reti di corrispondenti drasticamente “dimagrite” rispetto agli esordi della sua carriera.
Particolare attenzione alla Cina, dove Rampini ha lavorato tra il 2004 e il 2009: “Sono stati cinque anni meravigliosi dal punto di vista professionale, molto intensi”. Oggi, ha spiegato, i margini di autonomia per i reporter stranieri si sono drasticamente ridotti.
A chiudere la parte istituzionale, l’intervento di Sauro Pellerucci, presidente del Fege: “Siamo profondamente orgogliosi di ospitare nella nostra città Fege. È per noi motivo di grande emozione - ha detto - vedere riuniti protagonisti di così alto profilo e un pubblico attento e partecipe. A tutti va il nostro più sentito ringraziamento”.
Emozioni forti anche con Germana Beha, figlia del giornalista, che ha ricordato il padre Oliviero sottolineando la sua passione instancabile per il mestiere, coltivata fino all’ultimo giorno.
La terza giornata del Fege si era aperta in mattinata con il talk “La ‘guerra’ della comunicazione nell’arte” con l’artista Cesare Berlingeri in dialogo con il direttore artistico Piero Muscari, seguito dal confronto tra studenti ed opinionisti.
Il Festival si chiuderà oggi al PalaSì! con il Fege dopofestival.
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