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Stanotte torna l'ora legale, alle 2 le lancette dell'orologio andranno spostate in avanti di 60 minuti. Domenica 29 marzo si dormirà dunque un'ora in meno e, di conseguenza, si "allungheranno" le giornate con la luce solare che si protrarrà nei mesi a venire fino alle oltre le 20. Nel primo periodo dell'ora legale il sole tramonterà intorno alle 19.25, così da guadagnare in ore di luce e quindi in risparmi nelle bollette dell'energia elettrica.
Dopo 5 mesi di ora solare, il motivo numero uno per cui si passa a quella legale, è proprio sfruttare il più possibile la luce naturale e contenere i costi dell'energia. E' quando quest'effetto svanisce, ovvero quando il ciclo giorno-notte non è in grado di garantire più luce diurna, che si torna all'ora solare. Il doppio cambio dell’ora durante l’anno, da legale a solare, potrebbe però avere delle ricadute sull'alternanza sonno-veglia ed è da tempo causa di dibattito non solo in Italia ma anche nell’Unione europea. Al centro la difficoltà di coniugare risparmio economico (lo scorso anno furono 75 milioni i risparmi in 7 mesi secondo i calcoli di Terna) e le abitudine sociali e personali di ognuno di noi.
Secondo i dati elaborati da Pulsee Luce e Gas, "il periodo di ora legale rappresenta una delle fasi più favorevoli dell’anno in termini di efficienza: i consumi complessivi diminuiscono in media del 20% rispetto ai mesi in ora solare. Il calo è particolarmente evidente per la voce illuminazione ed elettronica (-34%), grazie al maggiore utilizzo della luce naturale, mentre si registra una riduzione del 19% dei consumi in standby. Quest’ultimo dato, in particolare, è un chiaro indicatore di come cambino le abitudini nella bella stagione: passando più tempo fuori casa, i dispositivi elettronici restano spenti più a lungo e staccati dalle prese di corrente, abbattendo il loro consumo passivo".
Secondo le analisi di Terna, la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale, il ritorno all’ora legale comporterà un risparmio di circa 80 milioni di euro, grazie a un minor consumo di energia elettrica di circa 302 milioni di kWh, che equivalgono al fabbisogno medio annuo di 115 mila famiglie. La diminuzione dei consumi si tradurrà in un vantaggio per l’ambiente, determinando una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 142 mila tonnellate di CO2.
Dal 2004 al 2024 l'Italia ha risparmiato oltre 12 miliardi di kilowattora e circa 2,3 miliardi di euro grazie l'orario estivo. Mantenere l'ora legale tutto l'anno potrebbe generare un risparmio annuo di 720 milioni di kilowattora e circa 180 milioni di euro, riducendo al contempo le emissioni di anidride carbonica di 200.000 tonnellate l'anno, equivalenti all'assorbimento di circa sei milioni di alberi. E' quanto si legge in un documento pubblicato dal parlamento, che ha avviato una 'Indagine conoscitiva sull'impatto dell'ora legale permanente sul territorio nazionale: effetti e ricadute sui settori'. L'indagine conoscitiva dovrebbe concludersi entro il 30 giugno 2026.
Dal punto di vista economico l'adozione stabile dell'orario estivo "ridurrebbe i consumi elettrici per illuminazione e riscaldamento, con risparmi diretti per cittadini e imprese e un minore impatto ambientale", si spiega nel documento. Sul piano sociale, "una maggiore disponibilità di luce nel tardo pomeriggio favorirebbe, ad esempio, le attività ricreative e turistiche". Tra gli effetti positivi si possono includere anche "l'aumento dei consumi nel commercio al dettaglio e nella ristorazione e l'ampliamento della stagione turistica".
Dal punto di vista energetico, anche se l'impatto percentuale sui consumi complessivi è modesto (0,1-1%), il valore assoluto dei risparmi "rimane significativo in un'ottica di sostenibilità e riduzione delle emissioni di CO2". Ma emergono anche "voci discordanti, che evidenziano criticità e possibili effetti negativi", rendendo ancora più urgente un confronto istituzionale che porti a una decisione definitiva, si evidenzia. Si delinea "un equilibrio complesso con benefici misurabili in termini di risparmio, mitigati dall'esigenza di valutare eventuali criticità dell'applicazione di un unico sistema orario".
Al via l’iter parlamentare per la possibile introduzione dell’ora legale permanente in Italia. La X Commissione della Camera dei deputati (Attività Produttive, Commercio e Turismo) ha infatti approvato l’avvio dell’indagine conoscitiva “sull'impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale: effetti e ricadute sui settori” presentata lo scorso novembre su impulso di Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), Consumerismo No profit e del deputato Andrea Barabotti (Lega). La discussione - spiega Sima in una nota - trae origine dalla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea nel 2018, alla quale parteciparono 4,6 milioni di cittadini europei: l’84% si espresse a favore dell’abolizione del cambio d’ora. Nel 2019 il Parlamento Europeo approvò una proposta di direttiva per lasciare ai singoli Stati la libertà di scegliere tra ora legale o solare permanente; tuttavia il processo si è arenato a causa della pandemia e delle divergenze tra i Paesi membri, lasciando il tema sospeso.
Nel documento che dà il via all’indagine conoscitiva si sottolinea come tre ricerche presentate in sede europea concordino sul fatto che l’abolizione del cambio di orario e l’applicazione di unico sistema per l’intero anno comporterebbe un documentato risparmio energetico e un vantaggio per il mercato interno europeo e il trasporto. "Non a caso - afferma Sima - gli ultimi dati ufficiali forniti da Terna e riferiti all’Italia attestano tra il 2004 e il 2025 un minor consumo di energia elettrica dovuto all’ora legale di oltre 12 miliardi di kWh che ha comportato, in termini economici, un risparmio per i cittadini di circa 2,3 miliardi di euro, mentre la Società Italiana di Medicina Ambientale ha evidenziato come, grazie all’ora legale, le emissioni di CO2 in atmosfera si riducano tra le 160.000 e le 200.000 tonnellate in meno all’anno, pari a quella assorbita piantando dai 2 ai 6 milioni di nuovi alberi."
Il prossimo passo saranno ora le audizioni dei soggetti che saranno chiamati ad esprimere un proprio parere e presentare studi, ricerche e dati sugli effetti dell’ora legale permanente: rappresentanti di istituzioni, Autorità indipendenti, Commissione europea e Parlamento Ue, Organizzazioni internazionali operanti nel settore, associazioni di categoria (Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, ecc.); associazioni dei consumatori ed esperti del settore provenienti dal mondo accademico o da istituti di ricerca. L’indagine conoscitiva si concluderà entro il prossimo 30 giugno.
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