Attualità
Addio a Luciano Zetti, fondatore del Museo del Giocattolo di Perugia a San Marco. Un paradiso da 300 metri quadri di spazio in cui si può ammirare una collezione da 2 mila giocattoli d'epoca (che vanno da fine '700 ai giorni nostri). Non era tanto l’oggetto a incantare i visitatori del Museo del giocattolo, quanto il racconto che Luciano Zetti, con un amore profondo e discreto, sempre accompagnato da un sorriso, sapeva tessere attorno a ciascun pezzo. Di ogni oggetto raccolto in quasi cinquant'anni conosceva il funzionamento, la storia, la provenienza e, soprattutto, sapeva restituire il contesto in cui quei giochi avevano fatto parte della vita dei bambini, raccontando come “girava il mondo” attraverso di essi.
Architetto di formazione, nel suo percorso professionale come funzionario alla cultura della Regione ha realizzato numerosi allestimenti museali e contribuito a manifestazioni come Umbria Libri e il Festival del Giornalismo, dimostrando sempre una grande ampiezza di riferimenti culturali e una vivace capacità creativa. Nei suoi progetti, così come nelle sue passioni, costruire – che fosse un allestimento, una mostra, un laboratorio didattico o un racconto – appariva naturale, quasi necessario.
La sua attenzione si estendeva a ogni oggetto, dalla più raffinata macchina per proiezioni – straordinaria la sua collezione dedicata alle lanterne magiche e al pre-cinema – fino al più semplice soldatino di latta. Attraverso il suo sguardo curioso e appassionato ha attraversato e restituito l’intero universo della cultura popolare del Novecento: pubblicità, televisione, cinema, design, radio, grafica, oltre naturalmente al giocattolo, cuore del suo museo.
La gioia e il sorriso con cui ha aperto questo scrigno di meraviglie a generazioni di bambine e bambini – oggi adulti – bastano per comprendere la profondità del suo impegno. Un impegno alimentato da un amore autentico per Perugia, testimoniato anche dalla sua partecipazione, sempre fertile e creativa, al Comitato XX Giugno Festa Grande.
“Luciano Zeetti ha saputo trasmettere alla nostra comunità – dichiarano la sindaca Ferdinandi e l’Amministrazione – non solo conoscenza e passione, ma anche un modo gentile e profondo di guardare al mondo. La sua cultura, la sua simpatia e la sua generosità rappresentano un’eredità preziosa che resterà viva nella memoria della città”.
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