foligno
Tra la luce dorata delle sale di Palazzo Trinci e il brusio attento del pubblico, le “Giornate dantesche” si sono aperte ieri con un’anteprima densa di suggestioni, nel segno del Dantedì. Filo rosso dell’edizione 2026 è l’XI canto del Paradiso, dedicato a San Francesco, “figura – ha sottolineato Cristiana Brunelli, presidente del Comitato di coordinamento della 21esima edizione – che continua a vibrare nel tempo a 800 anni dalla sua morte”.
Un tema che si è tradotto subito in esperienza concreta nella mattinata, quando la Sala Sisto IV ha accolto gli studenti delle scuole superiori per “Amore e meraviglia e dolce sguardo”. La Compagnia stabile del Teatro San Carlo ha dato corpo alle parole di Dante, trasformando il racconto in un percorso immersivo dentro la spiritualità francescana, capace di restituire ai ragazzi emozione e consapevolezza.
Nel pomeriggio il registro si è fatto più riflessivo, senza perdere intensità. A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stata l’assessore alla Cultura Alessandra Leoni, seguita dall’intervento di Luca Baldini dell’Editoriale Campi, che ha richiamato l’osservazione del cielo il filo sottile che lega Dante, la stampa della Divina Commedia a Foligno nel 1472 e Barbanera: l’astrologia come chiave di lettura comune tra sapere e immaginazione.
Il cuore dell’incontro è stato affidato a Italo Tomassoni, direttore artistico del Ciac, che ha presentato la nuova copia anastatica dell’editio princeps, reinterpretata dall’artista cubano Carlos Garaicoa, oggi residente in Spagna. Un lavoro, ha spiegato lo stesso artista in un videomessaggio, che “chiude un cerchio” nel suo percorso umano e nel suo legame con l’Umbria e Assisi.
Tomassoni ha guidato il pubblico dentro questa relazione inattesa, sciogliendola con un linguaggio capace di tenere insieme profondità e chiarezza: il dialogo tra Dante e Garaicoa nasce da una comune condizione di distanza e di tensione. Come il poeta fiorentino, anche l’artista cubano vive una forma di esilio e costruisce, nella sua opera, figure e visioni che rimandano a un immaginario perturbante. Ma se per Dante l’aldilà è lo spazio della rivelazione, per Garaicoa quello stesso “oltre” si rovescia nell’aldiquà: prende forma nel dramma storico di Cuba, nella memoria, nella coscienza e nell’inconscio. Un equilibrio fragile tra abbandono e controllo, tra profondità dell’anima e lettura lucida della realtà contemporanea, che rende il suo lavoro una tensione continua.
È in questo intreccio che le “Giornate dantesche” trovano la loro cifra più autentica: far dialogare il classico con il presente, trasformando la tradizione in materia viva. Un percorso appena iniziato, ma già capace di restituire il senso di un’eredità che non smette di interrogare il nostro tempo.
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