cronaca
Nelle campagne di Spello, tra siepi selvatiche e casolari dimenticati, riaffiora una storia sospesa tra memoria e abbandono. A riportarla alla luce è stata Maria Romana Picuti, archeologa di grande esperienza e consulente nel campo del patrimonio culturale, che sul suo profilo Facebook ha condiviso l’immagine di ciò che resta della chiesa di Santa Eurosia, antica protettrice dei raccolti.
La piccola costruzione, risalente al tardo Seicento o ai primi anni del Settecento, sorge in località Montarone e Feccioli, immersa in una campagna che oggi appare silenziosa e incolta. Di quella chiesetta, un tempo punto di riferimento per la devozione rurale, restano solo brandelli di pietra, soffocati da rovi e vegetazione spontanea.
Il primo colpo decisivo arrivò nel 1961. A provocarlo fu il cedimento di una trave della copertura a capriata, logorata dalle infiltrazioni d’acqua. Quel giorno, segnato da una pioggia battente, avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. Padre Ludovico, frate del convento di Sant’Andrea, avrebbe dovuto celebrare la messa, ma il violento temporale lo costrinse a rinunciare al viaggio in lambretta verso la chiesa. Nessun fedele, scoraggiato dal maltempo, si mise in cammino.
Fu una coincidenza decisiva. Intorno a mezzogiorno, l’ora prevista per la funzione, un agricoltore della zona udì un boato improvviso. Pensò a un terremoto. Solo quando il cielo si aprì comprese la realtà: era crollato il tetto della chiesa. Da allora, tra la gente del posto, prese forma la convinzione che fosse stata proprio Santa Eurosia a evitare la tragedia, impedendo la celebrazione e salvando vite umane.
Da quel momento, però, il tempo ha fatto il resto. Nessun intervento, nessuna manutenzione. La chiesa è rimasta abbandonata, consegnata lentamente al degrado. Oggi, al suo interno, cresce persino un fico selvatico, ormai imponente, simbolo di una natura che si riprende lo spazio lasciato vuoto dall’uomo.
C’è chi, ancora, sogna un recupero, una rinascita che possa restituire dignità a questo luogo carico di storia e devozione. Ma la realtà appare diversa: le mura superstiti continuano a sgretolarsi, e ciò che resta della chiesa di Santa Eurosia sembra destinato, giorno dopo giorno, a cedere definitivamente al tempo e all’oblio.
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