spoleto
La violenza contro le donne parte da lontano. E fondamentale è il ruolo della scuola. Lo sa bene “Donne contro al guerra”, l'associazione spoletina che ha in gestione il Centro antiviolenza della città, che va proprio all'interno delle scuole per parlare ai ragazzi e le ragazze di una fenomeno che sta diventando una vera e propria piaga sociale nella società di oggi. Ed è per questo motivo che l'associazione della presidente Marina Antonini, insieme alle operatrici del centro, ognuna nelle proprie mansioni, ha proposto “Progetto scuola 2025/2026: Non spingere, non tirare”. Il tutto, in collaborazione con le docenti Elisabetta Proietti e Chiara Massullo, ricercatrici presso il MimesisLab, Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università degli Studi Roma Tre, per dei percorsi laboratoriali per la prevenzione della violenza di genere nelle scuole di secondo grado.
In questo caso, le scuole coinvolte sono l’Artistico, lo Spagna, il Linguistico, il Classico e l'Alberghiero. “Il percorso laboratoriale – come spiega la presidente Antonini - che si presenta alla sua seconda edizione, si propone di accompagnare gli studenti e le studentesse, nella decodificazione degli stereotipi per arrivare alla loro decostruzione. Tutti i ragazzi e le ragazze che partecipano a questo percorso sono chiamati a realizzare un loro progetto espressivo su uno degli aspetti scaturiti dal laboratorio. Quest’anno si sta lavorando in particolare alla realizzazione di un cortometraggio. Un progetto che sarà condiviso all’interno di una iniziativa pubblica gestita dagli stessi ragazzi e ragazze con il supporto delle conduttrici”.
Il tutto con la stretta collaborazione della rete regionale e locale, forze dell'ordine, il pronto soccorso e i servizi sociali e con il consultorio. “Pur nel rispetto dei differenti ruoli – prosegue la presidente di Donne contro la Guerra - la rete è funzionale al benessere e ai molteplici bisogni della donna che affronta una prova così difficile e lunga, per sè e per i figli”. La prevenzione della violenza maschile contro le donne inizia nelle scuole, dunque, molto prima delle emergenze e delle cronache. I ragazzi e le ragazze crescono senza strumenti per riconoscere la disuguaglianza, leggere le dinamiche del controllo, distinguere la libertà dal possesso. La libertà delle donne, quindi, si costruisce anche nelle scuole. Attraverso l'educazione all'affettività, il superamento degli stereotipi di genere e la promozione della parità. L'obiettivo, insomma, è trasformare la scuola nel primo luogo di prevenzione, educando alla cittadinanza attiva e superando gli stereotipi culturali che alimentano la violenza. Solo lo scorso anno, per ricordarlo, erano state 89 le donne che avevano chiesto aiuto al Centro antiviolenza spoletino.
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