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Doppia intervista

Il duo Scolastra e Tini per l'omaggio a Dante tra musica e racconto

Due artisti d’eccezione danno forma a un itinerario che attraversa Purgatorio e Inferno, restituendo la forza teatrale e umana del poema

19 Marzo 2026, 18:06

Il duo Scolastra e Tini per l'omaggio a Dante tra musica e racconto

Recitare la Divina Commedia oggi significa restituire voce a un’opera che, a distanza di secoli, continua a parlare al presente con sorprendente attualità. I versi di Dante Alighieri, quando vengono appresi a memoria e portati in scena, si trasformano in esperienza viva: parola che diventa corpo, respiro e suono condiviso.

È da questa visione che nasce il ciclo di Lectura Dantis con musica, un progetto che intreccia poesia e pianoforte in un dialogo intenso tra voce e interpretazione. Due artisti d’eccezione — il pianista Marco Scolastra e il narratore Guglielmo Tini — danno forma a un itinerario che attraversa Purgatorio e Inferno, restituendo la forza teatrale e umana del poema.

Come ha scritto Peter Brook, “il teatro non è un’illusione, ma un istante di verità condivisa”: è proprio in questa dimensione che la parola dantesca torna a vivere, incontrando gli spettatori in un momento diretto e coinvolgente.

Il ciclo si inaugura domani a Terni, a Palazzo Gazzoli alle ore 17, in occasione del “Dantedì”, organizzato dalla Società Dante Alighieri, per poi proseguire il 7 aprile a Foligno, all’Auditorium San Domenico alle ore 21. Questa seconda serata sarà dedicata all’avvocato Luciano Cicioni, figura di grande rilievo che seppe affiancare alla professione forense una scrittura brillante e poetica, dando vita a racconti e versi caratterizzati da ironia, raffinata leggerezza e cura compositiva.

In questa conversazione, Marco Scolastra e Guglielmo Tini raccontano la genesi dello spettacolo, mettendo in luce il suo carattere originale e creativo. Spiegano che l’idea nasce dal desiderio di accostare due linguaggi espressivi diversi ma complementari: la musica e il racconto. Scolastra porta la dimensione musicale, spesso legata al repertorio classico, mentre Tini aggiunge una componente capace di guidare chi ascolta dentro le storie, i contesti e le emozioni dei brani eseguiti. La particolarità dello spettacolo risiede proprio in questo incontro: non è né un semplice concerto né una lettura teatrale, ma una forma espressiva in cui parole e musica si fondono, creando un’esperienza unica e dinamica.

Ogni esecuzione diventa così un momento irripetibile, capace di avvicinare anche chi non è esperto di musica classica. “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” (Inferno, Canto III, v. 9) — eppure, entrando in questa performance, la speranza e la meraviglia ritornano vive attraverso le parole e la musica di Dante.

- Recitare a memoria la Divina Commedia significa restituire Dante come parola viva: che cosa cambia quando i versi non sono letti ma “abitati” sulla scena?

Tini: Questa abitazione, questo domicilio, parte da uno studio grammaticale, musicale e matematico dell’endecasillabo. Nell’interpretazione cerco di far sentire il più possibile la musicalità del verso. Come si coniuga questa perfezione matematica con l’interpretazione passionale? Sono due cose che possono convergere benissimo. Pensiamo all’anafora sull’amore di Francesca: non è una grande tragedia, è un’enorme tragedia, ma chi legge, chi ascolta, chi “abita” il verso avverte la musicalità e la musicalità viene fuori dalla consonanza numerica, dalla perfezione degli accenti, che la passione avvalora, traduce e rende materia.

- Nel vostro spettacolo il pianoforte dialoga con la parola poetica: come avete costruito il percorso musicale?

Scolastra: Tutte le musiche scelte hanno una forte connessione emotiva con la parola. Abbiamo inserito molti brani di Liszt e Chopin perché amavano Dante e lo leggevano in italiano. Liszt ha scritto due pezzi straordinari - Dante Sonata e Sinfonia Dante - presenti nel recital. La Gnossienne di Satie profuma di Grecia e si fonde con l’episodio di Ulisse. Chiudiamo il Purgatorio con l’Aria delle Variazioni Goldberg, pura metafisica. Altri brani sono “obbligati” in quanto hanno Dante nel titolo: Francesca e Paolo. Estasi di due amanti di Pappalardo; Il Conte Ugolino di Morlacchi.

- Come è nata l’idea di unire Lectura Dantis e concerto pianistico in un unico itinerario artistico tra parola e musica?

Tini: Io credo fortissimamente nella convenienza scambievole fra musica e poesia. Dante ha delle sonorità che, per molti versi, ci sono ancora future. La lingua di Dante è una musica densa di potenzialità ancora da scoprire. Marco ha una grandissima sensibilità e, allo stesso tempo, è un filologo perché studia approfonditamente la struttura, cosa indispensabile per un autore come Dante: senza struttura, senza conoscenza della struttura, si stecca e si stona.

Scolastra: Mi piace molto lavorare con la voce recitante perché - quando è declamata bene - è espressiva come uno strumento musicale. Ho conosciuto Guglielmo e mi hanno subito colpito la sua straordinaria sapienza e la capacità di comunicarla. Abbiamo unito le nostre passioni e le abbiamo portate in pubblico.

- Tra i grandi episodi dell’Inferno – da Paolo e Francesca a Ulisse fino al conte Ugolino – quale sente più vicino alla sua sensibilità interpretativa e perché?

Tini: Sicuramente Ugolino, sento moltissimo, in modo sconvolgente, la sua paternità. E lì, su quegli endecasillabi di scandalosa bellezza, io provo a cantare Ugolino non come il traditore, ma come il padre che si trova nella tremenda circostanza di non poter soccorrere chi ama: nel silenzio di un inferno che si fa sempre più piccolo, giganteggia non il traditore, ma l’uomo al quale giunge la triplice invocazione di padre, invano.

- Un tempo segnato da guerre, indifferenza e da una crescente violenza del linguaggio – anche nel discorso politico – il sociologo polacco Zygmunt Bauman parlava di una società fragile e disorientata: quale messaggio può offrire oggi il Purgatorio e l’Inferno di Dante sul valore delle parole, della responsabilità individuale e della convivenza umana, e quale esperienza sperate che gli spettatori portino con sé al termine della serata?

Tini: C’è una bellissima cosa che Dante fa molto spesso, una cosa alla quale sovente non si fa quasi caso. Dante è l'unico poeta della letteratura italiana che dà del tu. Quando il discorso si fa intenso allora lui fa punto a capo e dice: Tu, lettore. Tu. Ecco qual è il messaggio attuale della Divina Commedia. Dante vuole farti riscoprire l’unicità che sei, con assoluta violenza. Però bisogna spiegare questa violenza, che non è la violenza coniugata dal senso moderno, ma la violenza profetica che è la grande sete di Dante per la giustizia. La scoperta dell’unicità e il ritorno della giustizia. Non vi potrà essere pace senza la giustizia.

Scolastra: L’esperienza dello stupore e dell’abbandono.

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