Martedì 17 Marzo 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

TERNI

Ok al centro di giustizia riparativa: la struttura sorgerà in un immobile comunale in via dell'Aquila

L’obiettivo è superare la logica strettamente repressiva privilegiando la riconciliazione tra le vittime e l’autore del reato

17 Marzo 2026, 11:29

Ok al centro di giustizia riparativa: la struttura sorgerà in un immobile comunale in via dell'Aquila

Via libera al centro regionale di giustizia riparativa, in coerenza con quanto previsto dal distretto della Corte d’Appello di Perugia.

Ieri c’è stata la pubblicazione ufficiale sull’albo pretorio del Comune di Terni. Si dà così il via formale all’istituzione dell’iniziativa che ha durata triennale e trova spazio in un immobile comunale di oltre 300 metri quadrati in via dell’Aquila, a Borgo Rivo.

Il centro, come si spiega nell’atto, si prefigge di “promuovere percorsi di responsabilità e riconciliazione, coinvolgendo le vittime, gli autori dei reati e la comunità, per ricostruire legami e rafforzare il senso di appartenenza sociale”.

La sua apertura è legata al progetto Fiore di loto e rappresenta “un passo concreto verso una giustizia più umana e partecipativa, capace di guardare al reato non solo come una violazione della legge, ma come una frattura da ricomporre”.

La giustizia riparativa prevede che si instauri un dialogo costruttivo fra chi ha commesso un reato e chi l’ha subito.

Un approccio che si concentra sulla riparazione del danno causato dal reato, ponendo al centro la vittima e responsabilizzando l’autore.

Nel mezzo vi è un mediatore, una figura imparziale e formata, che è in grado di stimolare il confronto e il processo che da esso deriva.

Per l’iniziativa sono stati stanziati 672 mila euro validi per il triennio, fondi ministeriali così ripartiti: 175.053,33 euro per l’anno 2026 (con parte dei soldi destinati all’attivazione e al funzionamento del centro); 224 mila euro per l’anno 2027; 224 mila per l’anno 2028.

La giustizia riparativa rappresenta in sostanza un approccio innovativo e complementare rispetto al sistema penale tradizionale. A differenza della giustizia retributiva, che si concentra sulla violazione della norma e sulla punizione del colpevole, questo modello mette al centro il danno subito dalle vittime e dalla comunità, mirando a ricucire le ferite lasciate dal reato attraverso il dialogo ed il confronto.

L’obiettivo non è cancellare la responsabilità penale, ma offrire uno spazio di ascolto: le vittime possono esprimere emozioni, bisogni e domande, mentre gli autori possono acquisire consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e, in alcuni casi, tentare una forma di riparazione, anche solo attraverso il racconto e il confronto.

I colloqui non devono essere necessariamente faccia a faccia: possono avvenire attraverso lettere, testimonianze indirette o incontri con vittime “aspecifiche”, ovvero persone che hanno subito reati analoghi. Sul fronte storico, in Italia la giustizia riparativa è stata regolamentata solo di recente con la riforma Cartabia, entrata in vigore con il decreto legislativo numero 150 del 10 ottobre 2022.

La legge definisce come giustizia riparativa “qualsiasi programma che consenta a vittime e autori di reato di confrontarsi direttamente o indirettamente con l’aiuto di un mediatore imparziale”.

Terni è stata fra le prime città italiane a mettere in pratica la riforma Cartabia, come strumento complementare alla giustizia tradizionale. A gestire la struttura e il servizio sarà IsMeS, l’Istituto per la Mediazione Sistemica che ha sede principale a Roma e che metterà a disposizione mediatori esperti per gestire i vari percorsi di riparazione del danno, favorendo il dialogo tra le parti coinvolte in procedimenti giudiziari.

In tema di soldi, come si legge nell’atto di convezione, “il soggetto partner compartecipa alle spese previste sopportando una parte del costo del centro, nella misura del 5% del valore del progetto. Per la prima annualità del progetto, IsMeS si impegna, inoltre, a compartecipare, nella misura del 5%, calcolata sull’ulteriore somma di 10 mila euro messa a disposizione dell’ente, quale costo aggiuntivo del progetto”.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie