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L'allarme

Comuni montani, Meloni: “Dopo la riforma Calderoli un altro colpo alla montagna umbra, c’è il rischio di un forte taglio delle risorse”

Catia Turrioni

16 Marzo 2026, 13:34

Simona Meloni

L'allarme dell'assessora regionale Simona Meloni

Un possibile drastico ridimensionamento delle risorse destinate alle aree montane accende l’allarme in Umbria. Le informazioni che arrivano da Roma sulla ripartizione del Fosmit - il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane -delineano infatti uno scenario che la Regione giudica fortemente penalizzante per l’Appennino e per i territori più fragili.

“Le informazioni che riceviamo da Roma sulla ripartizione del Fosmit forniscono un quadro preoccupante. Dopo una riforma dei criteri sulla classificazione dei comuni montani che abbiamo contestato fin dall’inizio perché penalizzante per l’Appennino e in modo particolare per l’Umbria, emerge ora anche il rischio concreto di una drastica riduzione delle risorse effettivamente a disposizione delle Regioni. Sarebbe un colpo gravissimo per i territori montani e per i comuni più fragili”. Lo afferma l’assessora regionale, Simona Meloni.

A fronte delle dichiarazioni del ministro Roberto Calderoli in Parlamento sulla disponibilità di oltre 85 milioni di euro per le Regioni a valere sul Fosmit, i dati della Ragioneria dello Stato allegati all’accordo in Conferenza unificata indicherebbero invece un crollo delle risorse regionali da 200 a 73 milioni di euro, con una riduzione superiore al 63%.

Lo stesso ministro, in un recente question time, ha richiamato la quota regionale del Fondo come strumento attraverso cui le Regioni potrebbero tener conto anche dei comuni esclusi dalla nuova classificazione. “Ma se quelle risorse si restringono in modo così netto - osserva Meloni - è evidente che anche questa possibilità rischia di diventare del tutto insufficiente”.

Il quadro complessivo, sottolinea l’assessora, è particolarmente allarmante per l’Umbria. “Da settimane sosteniamo che la nuova classificazione dei comuni montani è sbagliata sia nel merito sia nel metodo. Riduce la montagna a un elenco, cancella la complessità dei territori e non tiene conto della reale conformazione territoriale, della fragilità infrastrutturale e del ruolo strategico che aree montane e collinari svolgono nel contrasto allo spopolamento. Ora il quadro che emerge a livello nazionale rende ancora più evidente che non solo si restringe la platea dei territori riconosciuti, ma si comprimono anche le risorse disponibili”.

Meloni ricorda inoltre che, con i nuovi criteri approvati dal Governo dopo il passaggio in Conferenza delle Regioni, in Umbria i comuni montani risultano oggi 57, con 34 amministrazioni uscite dalla classificazione in seguito alla riforma Calderoli.

“Tutto questo avrà una ricaduta pesante sui fondi, le agevolazioni e le misure fiscali a sostegno di questi territori identitari della nostra regione”, sottolinea l’assessora. “Parliamo di strumenti fondamentali per contrastare l’abbandono, mantenere i servizi essenziali, sostenere la presenza delle famiglie e incentivare imprese, giovani, scuola e sanità nei territori montani. Indebolire queste politiche significa accelerare lo svuotamento delle comunità e accentuare ulteriormente il divario tra territori, lasciando indietro intere aree del Paese”.

“La dorsale appenninica - conclude Meloni - non può essere considerata marginale: è una parte essenziale dell’identità, della tenuta sociale e della capacità produttiva dell’Italia. Per questo chiediamo al Governo chiarezza immediata sui numeri reali del Fondo, sulle modalità di riparto e sulle garanzie per i comuni esclusi. Non si può continuare a sostenere che le Regioni potranno compensare tutto, quando allo stesso tempo si riduce drasticamente la disponibilità finanziaria”.

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