L’intervista
È senza dubbio un caso eccezionale quello di celebrare il centenario di un artista con una rassegna suddivisa in 11 cicli, ognuno dei quali dedicato a un linguaggio espressivo peculiare dell’autore: è quanto viene realizzato in questi mesi alla Pinacoteca Comunale di Città di Castello in onore di Nuvolo (al secolo Giorgio Ascani), grande interprete della serigrafia (e non solo) per iniziativa di diversi autorevoli soggetti istituzionali e culturali tra cui l’Associazione Archivio Nuvolo (presieduta da Liana Baracchi, vedova del Maestro) diretta dal vice presidente Paolo Ascani, figlio di Giorgio.
- Ascani, un’antologica divisa in 11 mostre nell’arco di un anno e mezzo: un modo inedito di dedicare un tributo a un artista…
Uno degli impegni della nostra Associazione è quello di seguire la strada già intrapresa dall’artista durante il suo operare. L’idea di presentazione ciclica delle opere prende spunto da un progetto di Nuvolo per una personale curata da Bruno Corà a Studio Piattelli di Roma nell’aprile 1977; in quell’occasione l’allestimento cambiava ogni tre giorni mentre in questa rivisitazione ogni ciclo sarà esposto per cinque settimane.
- Archivio Nuvolo ha compiuto 10 anni: in questo arco di tempo com’è cambiata la percezione degli ambienti artistici, anche internazionali, nei confronti dell’opera di Nuvolo?
Radicalmente. In questi dieci anni la collaborazione con Di Donna Galleries di New York e i critici e storici dell’arte Germano Celant, Bruno Corà e Aldo Iori ha portato a una riscoperta del lavoro di Nuvolo. A livello internazionale alla mostra Nuvolo and Post-War Materiality 1950-1965 curata da Celant nel 2017 presso la galleria di Madison Av. di Manhattan sono susseguiti molti eventi come esposizioni presso diverse sedi di ArtBasel (Basilea, Miami e Parigi), a Salon Selavy a South Hamptons e nella sede di Sotheby’s di Palm Beach (Miami). A livello nazionale di rilievo la mostra e convegno Nuvolo Nuntius Revelatus. La pittura di serigrafia tra caos e ordine presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia e Nuvolo Spazio n a Palazzo Collicola di Spoleto entrambe curate da Bruno Corà e Aldo Iori.
- Nuvolo compì i primi passi nella sua terra natale e vi tornò nei suoi ultimi anni di attività: quanto c’è del territorio nei lavori di Nuvolo?
Per citare un testo di Emilio Villa del 1955 “Da Città di Castello portava con sé i teneri paesaggi, gli spettri delle quaglie nel covo delle verdi vallate, le risate notturne sulla piazza del Municipio, la tecnica dei giochi di prestigio per i ragazzi dell’oratorio. E ancora ha in sé i sentimenti del prodigio, dell’illuminazione, dell’invenzione, l’istinto della genialità”.
- Nuvolo ha riprodotto in serigrafia le opere di grandi artisti quali Guttuso, Kounellis, LeWitt, Rotella, Turcato, Pistoletto: si è trattato di un’osmosi importante nel percorso espressivo di Nuvolo?
Mio padre è stato un grande artista e un magistrale conoscitore delle tecniche serigrafiche e fotografiche utili al raggiungimento di un risultato tecnico-artistico equiparabile all’originale. È sempre stato un tipo curioso, credo che per lui sia stato particolarmente interessante fare cose sempre diverse e nel cimentarsi con i gesti degli altri colleghi che erano soprattutto amici stimati.
- L’evento di chiusura sarà incentrato sull’atelier di serigrafia (dopo quelli di Cagli e Guttuso) di Alberto Burri (in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini): quanto è stata influenzata da Burri l’opera di Nuvolo?
Nulla viene dal nulla. La relazione con altri artisti che vivevano nella Capitale e l’ambiente culturale in cui si è ritrovato potrebbe aver influenzato i suoi primi passi nel mondo dell’arte. Tuttavia mio padre ha prodotto soprattutto in serigrafia, tecnica pittorica che stava già studiando a Città di Castello nei primi anni del dopoguerra, prima ancora di conoscere Burri.
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