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CRONACA

Centro antiviolenza Crisalide di Spoleto, in un anno assistite 89 donne: richieste di aiuto aumentate (+24%) nel 2025

Sono state 49 le nuove accolte

14 Marzo 2026, 16:45

Centro antiviolenza Crisalide di Spoleto, in un anno assistite 89 donne: richieste di aiuto aumentate (+24%) nel 2025

La percentuale delle donne che nel corso del 2025 si sono rivolte al Centro antiviolenza “Crisalide” di Spoleto fa segnare un preoccupante 24 per cento in più. Dalle 68 del 2024, lo scorso anno le operatrici del Cav ne hanno assistite infatti 89, delle quali 49 al primo ingresso. Dato anche questo in aumento del 17 per cento rispetto al 2024.

A restare immutata, invece, è la motivazione per la quale ognuna di queste nuove 49 donne ha chiesto aiuto alle operatrici del Centro antiviolenza di Spoleto. C'è chi ha denunciato di essere vittima di violenza maschile e intrafamigliare, che va da quella fisica o psicologica, a quelle economica, verbale e allo stalking (40 donne), mentre 5 sono state coloro che hanno denunciato problematiche legate alla violenza assistita e 4 a quella sessuale (o molestie) delle quali due avvenute sul lavoro.

Altri dati che emergono dal report stilato dalla presidente di Donne contro la Guerra, l’associazione che gestisce il Cav spoletino, Marina Antonini, parlano di cinque donne straniere che si sono rivolte al Cav nel 2025, mentre coloro che sono state messe in protezione a Spoleto seguite dal Centro sono state 3.

Ma non è tutto. “Come già rilevato, problemi conseguenti alla violenza assistita e psicologica sui minori, anche adolescenti – spiega Marina Antonini - sono emersi in quasi tutti i colloqui; spesso le tematiche nate dopo l’affido condiviso in una relazione maltrattante, continuano ad essere un tema rilevante affrontato nei Cav e in sede legale”.

Insomma, il quadro si fa sempre più preoccupante sotto il profilo della violenza sulle donne anche a Spoleto. E per questo motivo, lo stesso Centro antiviolenza - al quale ci si può rivolgere contattando il numero 345 3667048 -, ha attivato una serie di percorsi che mirano a dare un supporto in più a chi ha il coraggio di denunciare lo stato di disagio in cui vive a causa delle più svariate forme di violenza.

“Il Centro si impegna, nonostante le difficoltà e i limiti finanziari, organizzativi, della forte incidenza del lavoro “qualificato” ma volontario – prosegue Marina Antonini - ad essere non solo un presidio territoriale contro la violenza di genere e ogni forma di violenza sulle donne, ma anche una risorsa di crescita culturale e civile della propria città, con le sue radici nell’associazionismo femminile e femminista e un percorso istituzionale che si ispira alla Convenzione di Istanbul e opera attraverso una linea nazionale, regionale, comunale, per una nuova cultura delle relazioni fra uomo e donna, come titola la nostra legge regionale”.

Ma non solo: “Come già osservato negli scorsi anni la tematica del lavoro è fondamentale nei percorsi di uscita dalla violenza – conclude la presidente - sarebbero necessarie politiche attive istituzionali per il lavoro, sul territorio, con corsie preferenziali, protocolli, progetti e tirocini mirati”.

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