UMBRIA
Negli ultimi tredici anni a Perugia le attività commerciali del centro storico sono diminuite di circa il 34%, mentre a Terni del 25%. È quanto emerge dall'ultimo rapporto Città e demografia d’impresa pubblicato oggi - giovedì 12 marzo - dall'ufficio studi di Confcommercio.
Un fenomeno, quello della desertificazione commerciale, evidente in tutta Italia e anche nelle città umbre: "Avanti così non si può più andare", afferma il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni. "I centri storici stanno cambiando rapidamente: diminuiscono i negozi che servono i residenti e crescono attività e servizi legati soprattutto al turismo. Se non interveniamo con politiche mirate rischiamo città sempre più sbilanciate, belle ma prive di anima, dove la vita quotidiana si indebolisce e anche l’attrattività turistica, con il tempo, rischia di venir meno".
Secondo i dati più recenti, negli ultimi due anni il processo di desertificazione commerciale sembra aver rallentato. Tra il 2024 e il 2025, il commercio al dettaglio ha registrato variazioni contenute nelle due province umbre.
A Perugia, il numero dei negozi del centro storico è passato da 227 attività a 230 - per un incremento del 1,3% -, mentre nelle altre zone del capoluogo si registra una flessione più marcata, da 1.035 a 996 esercizi (-3,8%). A Terni, invece, il commercio diminuisce sia nel centro storico - dove le attività sono calate del 4%, passando da 303 a 291 - sia nelle aree non centrali (da 765 a 742, -3%).
Parallelamente continua a crescere il settore dei pubblici esercizi e dell'ospitalità. Nel 2025 a Perugia le attività di alberghi, bar e ristoranti salgono a 249 nel centro storico (+5,1% rispetto al 2024) e a 551 nel resto della città (+3,8%). Anche a Terni il comparto è in aumento: nel centro storico le attività passano da 137 a 144 (+5,1%), mentre fuori dal centro crescono da 319 a 324 (+1,6%).
Nel lungo periodo, invece, il commercio al dettaglio ha registrato una contrazione molto significativa. Tra il 2012 e il 2025, a Perugia le attività commerciali nel centro storico sono passate da 349 a 230, con una riduzione di oltre un terzo (-34%), mentre nelle altre zone della città gli esercizi sono passati da 1.252 a 996 esercizi (-20%). A Terni, invece, la riduzione è stata del 25% nel centro storico (da 388 a 291 attività) e del 21,5% nelle altre zone della città (da 945 a 742).
Diversa la dinamica alberghi, bar e ristoranti. A Perugia il centro storico registra una crescita significativa, passando da 217 attività nel 2012 a 249 nel 2025 (un incremento del 15%), mentre nelle aree non centrali il comparto rimane sostanzialmente stabile. A Terni la crescita è più moderata ma il settore si mantiene complessivamente stabile nel lungo periodo.
Nel complesso emerge una riconfigurazione delle funzioni urbane, con una riduzione delle attività commerciali tradizionali -spesso legate ai bisogni quotidiani dei residenti - e una maggiore presenza di attività orientate al turismo e al tempo libero.
"I dati dimostrano che la trasformazione delle città è già in atto - conclude Mencaroni - Proprio per questo è il momento di definire gli strumenti giusti per governarla. La revisione del Testo Unico del commercio, la nascita dei Distretti e l'utilizzo di strumenti di analisi dei flussi urbani possono dare ai territori le leve necessarie per programmare il futuro delle città. Un passaggio che non può più essere rinviato".
Per Confcommercio Umbria questa è "l'occasione giusta per intervenire", anche perché sono in fase di definizione strumenti importanti. Il più rilevante è il Testo Unico del commercio, su cui la Regione Umbria sta lavorando insieme alle organizzazioni di categoria nei tavoli tecnici. L'obiettivo della nuova normativa è quello di mettere i comuni nelle condizioni di governare lo sviluppo commerciale dei territori, con strumenti che permettano di orientare gli insediamenti e le funzioni economiche in modo coerente con le esigenze dell'economia locale e della qualità della vita dei cittadini.
Un ruolo centrale in questo scenario può essere svolto dai Distretti del commercio, vale a dire modelli di collaborazione tra pubblico e privato che possono diventare leve concrete di rigenerazione urbana. Secondo Confcommercio: "I Distretti possono riportare vitalità nei centri storici svuotati, restituire funzioni di servizio e socialità ai quartieri, migliorare la qualità dello spazio urbano attraverso progetti condivisi, sostenere il commercio di vicinato come presidio economico e sociale delle città".
Per questo motivo, Confcommercio Umbria sta sviluppando il progetto "Distretti del commercio: il futuro delle nostre città", che si integra con il progetto nazionale Confcommercio Cities. All’interno di questa iniziativa è disponibile anche la piattaforma Cities Mobility Analytics, che consente di raccogliere e analizzare i dati sui flussi di visitatori nei territori urbani, trasformandoli in informazioni utili per progettare politiche più efficaci per imprese, amministrazioni e cittadini. Il percorso relativo ai Distretti e agli strumenti di analisi dei flussi urbani è già stato avviato da Confcommercio con alcuni Comuni umbri, con l'obiettivo di costruire politiche fondate su dati, collaborazione e visione strategica.
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