ROMA
A Roma, si è discusso di reti elettriche e ricerca, in un incontro con i vertici Isgan (International Smart Grid Action Network), una sorta di piattaforma internazionale, fondata nel 2011 da Italia, Stati Uniti e Corea del Sud) e Rse spa (società per azioni interamente controllata dai Ministeri dell’Economia e delle Finanze).
Incontro, che precede la 31° riunione del Comitato esecutivo Isgan, cui parteciperanno 20 Paesi Membri e che torna in Italia dopo 10 anni. Ad aprire i lavori, il professor Franco Cotana, amministratore delegato Rse: “In Italia siamo leader, per innovazione della rete elettrica, con oltre 2 milioni di punti di generazione ed oltre 700.000 sistemi di accumulo. La richiesta di energia elettrica, poi, è destinata a crescere vertiginosamente. Si stima un aumento dai 315 TWh attuali agli oltre 650 entro il 2050. Servono, quindi, infrastrutture e reti sempre più moderne ed efficienti, realizzabili anche attraverso il contributo dell’intelligenza artificiale ed il rinnovamento delle rinnovabili, ma anche del nucleare. In questo settore, noi siamo leader nel mondo, infatti, dal 2000 abbiamo installato 20 milioni di contatori elettronici, che consentono una gestione capillare. Le reti devono funzionare e non collassare, calcoliamo, che il blackout spagnolo dello scorso anno, in sole 10 ore, ha bruciato un miliardo e mezzo in Spagna e sarebbe stato di oltre 4 miliardi qui da noi”.
E’ poi intervenuto Luciano Marini, chair executive committee di Isgan, una piattaforma tecnologica, che oggi conta la partecipazione di 25 governi nazionali e la Commissione europea, distribuiti in cinque continenti. “Il compito di Isgan – ha detto Marini – è quello di informare bene i decisori politici, sulle soluzioni tecnologiche più innovative, implementate nei diversi Paesi membri, in modo tale da poterle replicare su larga scala. Soluzioni che necessitano di un coinvolgimento dei giovani, che fanno ricerca e delle Università e qui abbiamo la vincitrice italiana di un Silver Award, la dottoranda Sara Zizzania dell’Università Federico II di Napoli”.
A fine lavori, abbiamo voluto approfittare ancora del professor Cotana, per avere qualche ragguaglio sul nucleare: “Iniziamo col dire che il nostro Ministro Pichetto Fratin ha sottoscritto un accodo, al G7, per triplicare la capacità elettronucleare entro il 2050. Noi italiani, poi, siamo secondi solo alla Francia, per manifattura e competenza sul nucleare. Abbiamo visto personalmente il nuovo impianto in costruzione vicino a Toronto, in Canada, uno Small Model da 350 MW e stando alla Legge delega, in discussione proprio in questi giorni, ne dovremmo avere uno simile in Italia, entro il 2023. Per quanto riguarda un futuro un po’ più lontano, si parla di centrali a fusione, estremamente sicure, che non si basano sull’uranio, ma su una palla di plasma contenuta in un imbuto magnetico ed anche in questo campo, stiamo studiando un nuovo sistema a confinamento inerziale, sempre con piccole palline di deuterio e trizio, un sistema capace quadruplicare l’energia immessa. Pensiamo di poterne installare una entro il 2045/2050”.
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